Lunedì 24 Settembre 2018 - 12:29

Di Maio e i disoccupati

Opinionista: 

Mimmo Della Corte

Al Sud servono investimenti veri, non assistenzialismo mascherato. Ma c'è ancora chi, ne propone lo sviluppo provvedimenti (tipo reddito di cittadinanza; azzeramento delle imposte sulle pensioni per 10 anni o riduzione definitiva delle aliquote fiscali, per spingere gli anziani a trasferirvisi) figli dell'improvvisazione e della caccia al consenso. Tant'è che il primo è parte integrante del cosiddetto “contratto” di governo giallo-verde e, per altro, non riguarda soltanto i disoccupati meridionali e del secondo, proposto da Salvini, si parla con insistenza, ma non è chiaro se potranno goderne anche i pensionati già residenti al Sud. Nel caso, si tratterà dell'ennesimo provvedimento pro-Nord sotto copertura “sudista”. La realtà è che mentre Di Maio tenta i disoccupati, il leghista ci prova con i pensionati. Certo, sono iniziative già in atto, e con risultati positivi, in altri Paesi e regioni europee, fra cui: Germania, Francia e Danimarca il primo e Portogallo, Bulgaria e Canarie, il secondo. In contesti e condizioni generali, però, ben diverse da quelli meridionali. Non è necessario essere geni per rendersi conto che così questa area non andrà da nessuna parte e farà molta fatica ad uscire dalla smorta gora che l'ospita. Obiettivamente, è difficile immaginare che i giovani 4.0, ovvero quelli della generazione a “tecnologia avanzata” e con “attributi”, pur di non muoversi da casa e restare aggrappati alla gonna di mamma ed ai pantoloni di papà, preferiscano sopravvivere contentandosi di un'elemosina di Stato di 7/800 euro al mese piuttosto che vivere, guadagnando decisamente di più, mettendo a frutto le competenze acquisite. Così come, è difficile pensare che basti una qualche riduzione delle aliquote fiscali per stimolare i pensionati a trasferirsi in un'area, qual è quella meridionale, dove i servizi pubblici non sono al top e condizionano negativamente e pesantemente la stessa qualità della vita. E, la questione sicurezza - già problematica di per se, ingigantita dalle strumetalizzazioni e dal boicottaggio di certe pseudo-guide turistiche (vedi quella della Feltrinelli che la settimana scorsa ha suscitato tantissime polemiche) - ne limita e non poco il livello d'attrazione agli occhi di chi, il Sud, lo conosce solo per come viene raccontato. Nel frattempo, si continua a rinviare nel tempo la soluzione delle questioni più significative per lo sviluppo dell'area, fra cui: quella dell'Ilva di Taranto (il più grande impianto siderurgico europeo), lasciando con il fiato sospeso 15mila lavoratori e le loro famiglie; il completamento del gasdotto Transadriatico (Tap) e Matera, capitale europea della cultura 2019, ancora priva di stazione delle Ferrovie dello Stato. E non parliamo delle 436 “grandi opere” per un importo complessivo di 1,4miliardi, congelate da tempo immemorabile. Fingendo di non sapere che, per recuperare il gap Nord/Sud servono investimenti in infrastrutture e non “chiacchiere vuoto a perdere” solo per procacciarsi un po' di visibilità.   

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