Domenica 18 Novembre 2018 - 16:29

Due statue in Mostra a Palazzo Fuga

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

Se il terremoto del 23 novembre ’80 non avesse provocato il crollo di due solai e la morte di quattro persone sono certo che questa città distratta avrebbe continuato a non accorgersi della enorme mole dell’Albergo dei Poveri che incombe su piazza Carlo III. Come, colpevolmente, aveva fatto dal 1749 al 1980. Quei luttuosi accadimenti indussero il sindaco Maurizio Valenzi a occuparsi del grande monumento cittadino. Si rivolge ai più prestigiosi studiosi per sapere quale destinazione dargli una volta consolidato e restaurato. Gli giunsero le proposte di Marcello Gigante (ripristino della sua originaria funzionale di albergo dei poveri secondo una raccomandazione dell’Unesco), di Nicola Pagliara (sede della facoltà di Architettura), di Massimo Rosi (Nuovo Grande Museo Archeologico Nazionale), di Guido d’Agostino (Palazzo del Potere con gli uffici della Regione, del Comune e della Provincia), Cesare De Seta, (sede della Biblioteca Nazionale), di Paolo Lèon (Museo del Mare), di Raffaele Cercola (il palazzo della innovazione, ricerca e alta formazione), di Francesco Lucarelli (un centro d’arte e mestieri e un’area museale), di Jean-Noel Schifano (sede del Parlamento Europeo), di Enrico Cardillo e Rocco Papa (la Città dei giovani, alta formazione, eventi musicali e un ostello della gioventù). Tutte più o meno interessanti. Ma nessuna ritenuta meritevole di attuazione, Compresa quella di Max Vajro e mia, che prevede la trasformazione del palazzo di Ferdinando Fuga in un Grande Museo della Statuaria per esporre in modo razionale tutte le statue del Museo nazionale, comprese quelle accatastate nei piani cantinati, che nessuno ha mi viste e che mai vedrà. Per mancanza di spazi. L’idea ci venne quando andammo un giorno al Museo Nazionale e vedemmo la bellissima statua di Venere Callipigia addossata alla parete di una sala piena di altre statue , una collocazione che impedisce di ammirare il suo stupendo fondoschiena (perciò si chiama “callipigia”, dal greco “kalli” belle e “pygos” natiche, ossia Venere dalla belle natiche), un fondo schiena o lato B preso come modello dai chirurghi plastici di mezzo mondo per soddisfare la vanità delle loro ricche clienti. In attesa della decisione definitiva sulla nuova destinazione dell’ex Albergo dei Poveri io penso che sarebbe opportuno attrezzare due sale per esporre due statue di straordinario interesse. Oltre alla Venere Callipigia Napoli possiede una scultura unica al mondo, il Cristo velato, esposto nella Cappella Sansevero nel centro antico cittadino. Secondo una credenza popolare la trasparenza del velo sul volto del Cristo morto non sarebbe dovuta all’abilità scultorea del giovane napoletano Giuseppe Sammartino ma ad un velo marmorizzato che il Principe Raimondo di Sansevero, noto alchimista, avrebbe fatto sovrapporre sulla statua già scolpita. Come dire che non di arte sublime si tratta ma piuttosto di una misteriosa operazione chimica. Un mistero che nessuno dei grandi storici dell’arte è riuscito a disvelare. Come che sia, resta il fatto che si tratta di una scultura di straordinaria, conturbante, stupefacente bellezza. E i turisti che hanno il piacere di ammirarla sono di gran lunga inferiori a quelli che sarebbero attirati da una diversa collocazione. Ed ecco la proposta. L’Expo di Milano sarà visitata da circa trenta milioni di turisti. E una gran parte andranno anche a Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, attratti dalle specialità culinarie di queste città note in tutto il mondo. E Napoli può offrire non solo la pizza, i vermicelli alle vongole e il brodo del polpo verace ma anche, direi soprattutto, la visione della Venere Callipigia e del Cristo velato, esposti in due sale del palazzo Fuga, adeguatamente attrezzate con divani, aria condizionata, cafetteria e toilettes. Ovviamente, grazie a una efficace campagna promozionale. In una città dove sono stati sufficienti nove mesi per realizzare il Real Teatro di San Carlo dovrebbero bastare due mesi per allestire due sale.

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