Lunedì 24 Aprile 2017 - 18:59

E ora ricominciamo dall’isolotto di Nisida

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

È in corso presso il Tribunale di Napoli un processo a carico degli amministratori della BagnoliFutura e di alcuni tecnici comunali e della società partecipata accusati di avere disposto “interventi di bonifica che hanno aggravato la contaminazione dei terreni fino a provocare un disastro ambientale (…) tanto che sussiste un pericolo ambientale con una immensa capacità diffusiva che coinvolge l'ambiente e l'integrità della salute di un numero non individuabile di persone”.. Comunque lo si giri il disastro ambientale di Bagnoli ha dimensioni di una gravità tale che né gli amministratori della Bagnoli SpA del ’96 (e i loro alti vigilanti e i loro saggi consulenti) né gli amministratori della BagnoliFutura del 2002 immaginavano. E per risolverlo occorreranno ingenti risorse economiche (si parla di miliardi euro ma nessuno è in grado di precisarne il numero) che il bilancio dello Stato non è in grado di stanziare. E occorreranno tempi che definire biblici è eufemistico. Si aggiunga la dichiarazione della Protezione Civile di altissimo rischio sismico. Bisognerà perciò ripensare radicalmente la trasformazione urbana di Bagnoli senza alberghi nè abitazioni. Nel frattempo occorre individuare i gestori delle opere già realizzate prima che vadano in rovina ed è necessario costruire, senza ulteriori rinvii, lo Smart Building della Città della Scienza. E bisogna procedere alla trasformazione di Nisida in un attrattore turistico di livello europeo. Una proposta che feci in un afoso pomeriggio di luglio del 2012 al sindaco Luigi de Magistris, che la condivise. Ma poi se ne dimenticò. Ne hanno descritto il fascino naturalistico Stazio, Lucano, Ateneo e Plinio. Ed è stata residenza privata dai tempi di Bruto, che a Nisida organizzò con Cicerone l’assassinio di Cesare, fino a Murat che vi costruì un “lazzaretto” e fino ai Borboni che vi costruirono un penitenziario e fino al fascismo che ne fece sede dell’Accademia aeronautica. Vedere questo meraviglioso patrimonio naturale destinato al carcere minorile e al centro internazionale sulle devianze dei minori e ad altre assurde destinazioni d’uso, è motivo di indignazione di chi ritiene invece che l’isolotto debba essere destinato alla quotidiana fruizione dei napoletani e dei turisti e che debba avere una utilizzazione economica, in grado di contemperare la salvaguardia delle bellezze naturali con l’esigenza di attrezzarla in modo che possa produrre occupazione e ricchezza. Sarebbe ora di superare l’anacronistica teoria della conservazione improduttiva dei beni ambientali, architettonici, storici e culturali. Ne va della loro conservazione attiva e della loro stessa sopravvivenza. Trovo imperdonabile che gli urbanisti comunali abbiano pensato per vent’anni una Bagnoli del Terzo Millennio da realizzare sulle aree dismesse e non abbiano dedicato la benchè minima attenzione all’isoletto di Nisida. Quasi fosse un’appendice trascurabile del paesaggio e non una presenza fortemente caratterizzante. Penso che Nisida sarebbe la sede ideale di un “parco urbano di divertimento” con i suoi 40 manufatti edilizi tra grandi e piccoli (da riusare attraverso oculati interventi di recupero senza aggiungervi un solo mattone, quindi nel rispetto assoluto degli attuali valori ambientali; anzi demolendone qualcuno ), e con un porto turistico da realizzare a Cala Badessa a ridosso del pontile di Coroglio. Penso a un “Nisida Village” (casinò, cinema,centro fitness e benessere, piste di bowling, sala giochi, ristoranti, boutiques, uno spazio per famiglie ) per farne il primo “Entertainment Center” del Mezzogiorno, in grado di rispondere ai bisogni di intrattenimento di un consumatore moderno. L’isola di Alcaltraz nella baia di San Francisco ha cessato di essere il carcere di massima sicurezza per diventare meta di masse di turisti da tutto il mondo, attratti dalle case da gioco, dagli shopping-centers, dai cinema, dai ristoranti, dalle discoteche e dalla tante attrazioni di divertimento che hanno sostituito le lugubri strutture carcerarie. È opinione largamente condivisa che sia un esempio da imitare.

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