Domenica 17 Febbraio 2019 - 16:09

Ecco i napoletani che vanno ricordati

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

“Non più solo Duomo e moda. Negli ultimi mesi sono sempre più le richieste di set per cinema e tv, 453 nei primi 7 mesi del 2018. L’ultima a girare è stata la Disney, in piazza Gae Aulenti”. E non a caso Milano è stata classificata dal Sole24Ore al primo posto delle città con la migliore qualità della vita. Ma ciò che mi preme evidenziare è il fatto che è stata dedicata una piazza all’architetta Aulenti, venuta a mancare il 31 ottobre del 2012. Il consiglio comunale ha deciso il 7 dicembre dello stesso anno di dedicarle la grande piazza circolare al centro del complesso della Unicredit Tower quale “protagonista di primo piano della storia dell'architettura contemporanea, altamente apprezzata in tutto il mondo per il suo talento creativo e, in particolare, per la straordinaria capacità di recuperare i valori culturali del patrimonio storico e dell'ambiente urbano”. Ho qualche motivo per non condividere interamente questo giudizio perché l’architetta milanese (nata a Palazzolo dello Stella nel 1927) ha dato a Napoli il peggio di sé con due stazioni del metrò collinare. Quella di piazza Dante, sfregiata da due banalissime scatolette di vetro poste davanti alla statua del Poeta. Che vanno eliminate per sistemare l’entrata e l’uscita nell’adiacente piazzetta su via Pessina, dove una volta c’era un Cobianchi. Nel contempo va ridisegnato l’arredo urbano recuperando i valori culturali e storici della piazza. E la stazione Museo all’inizio di via Foria, costituita da tre orrende scatolette in muratura, intonacate e pittate in rosso pompeiano, coronate da una balaustrina in pietra come le case cantoniere degli anni '30, che contengono i due squallidi ingressi- uscite cui nemmeno la Testa di Cavallo di Palazzo Carafa e la statua di Ercole Farnese riescono a conferire l'auspicata “connotazione artistica"; un “mostro”, che offende le severe membrature del Museo Nazionale e che è del tutto inutile visto che a ottanta metri di distanza c’è la stazione di piazza Cavour della vecchia metropolitana. Sarebbe bastata una fermata sotterranea collegata a quella esistente con un tapis roulant (che è stato poi realizzato) per renderla perfettamente fruibile. E continuo a proporre di abbatterla per ripristinare i giardinetti voluti nel 1806 da re Giuseppe Bonaparte e dove era piacevole sostare, seduti su una panchina all’ombra di un leccio o sul bordo della vasca d’acqua con una fontanina zampillante. Del resto “Tutto città” continua a riportare a pagina 29 i giardinetti e non le scatolette dell’Aulenti. Ciò detto, plaudo alla decisione di Milano di dedicare una piazza a una cittadina emerita. Anche Napoli deve ricordare i cittadini che l’hanno illustrata in Italia e nel mondo con le loro opere e il loro insegnamento dedicandogli piazze o vie. Roberto Pane, maestro di dottrina e di vita stimato dal mondo culturale internazionale per il suo prezioso contributo alla storia dell’arte, Marcello Canino, indimenticabile preside della facoltà di architettura e autore, tra l’altro, del piano urbanistico della Mostra d’Oltremare, Luigi Cosenza, coscienza critica della città e progettista di fama europea, autore del Politecnico di Fuorigrotta e della Olivetti di Pozzuoli, Carlo Cocchia, progettista dei più importanti edifici della Mostra d’Oltremare e dello Stadio San Paolo oltre che pittore di fama nazionale, Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici considerato tra le più importanti istituzioni culturali mondiali anche per la sua straordinaria Biblioteca di oltre 400mila volumi, e Maria Bakunin, cattedratica dell’università federiciana, formatrice di generazioni di chimici italiani e stranieri.

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