Domenica 19 Novembre 2017 - 10:42

Elezioni siciliane, trampolino per Roma

Opinionista: 

Elia Fiorillo

L’attesa è stata lunga e snervante. Le elezioni regionali siciliane, giustamente, venivano viste come il più attendibile dei sondaggi elettorali per le Politiche del 2018. E il responso c’è stato,senza ombra di dubbi. Vince il centro-destra sui 5Stelle. Perde di brutto il Pd. I sentori della batosta c’erano nell’aria. La puzza di bruciato Matteo Renzi l’aveva avvertita da tempo. La sua strategia è stata di tentare di pararsi non scendendo troppo spesso in Sicilia. Diciamo il meno possibile, a differenza dei suoi avversari. Di Maio pareva, per converso, che avesse messo casa nella terra di Tommasi di Lampedusa. Ma pure il terzetto Salvini- Meloni-Berlusconi, anche se non in gruppo, per parecchio tempo hanno bazzicato l’isola. La loro strategia era chiara: “vincere… e vinceremo!”. Uniti, s’intende, come immagine. Poi, però, ognuno per proprio conto, a provare a rafforzare i rispettivi partiti. L’appuntamento importante per loro non era il voto siciliano, ma le Politiche del prossimo anno. Insomma, la Sicilia per il trio vincente è stata solo un trampolino di lancio per il romano Palazzo Chigi. L’ex Cav. ci ritornerebbe con gran piacere avendo subito un grave torto. Secondo lui, fu cacciato da un colpo di mano dell’allora presidente della Repubblica: Re Giorgio Napolitano. Salvini, giorno e notte, ad occhi chiusi ed aperti, si sogna piazza Colonna. Spera di potersi affacciare dal balcone centrale della dimora dei presidenti del Consiglio e salutare la folla che lo acclama. Ma anche la sorella d’Italia Meloni ha il suo sogno nel cassetto, che coincide però con quello dei due suoi colleghi maschi. Potrebbe essere lei la prima donna presidente del Consiglio: tra i due litiganti…. È immaginabile ora che cosa succederà nel Pd. Una guerra guerreggiata ad oltranza contro l’ex sindaco di Firenze. L’opportunità per gli avversari di partito e buona e proveranno a non sprecarla. Ancora una volta la parola “unità”, come si suole dire, “è andata a farsi benedire”. Una grave responsabilità per la “batosta” siciliana l’avrebbe, secondo il plenipotenziario di Renzi in Sicilia il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, il presidente del Senato Pietro Grasso che non avrebbe avuto il coraggio di scendere in campo per provare a vincere. Eppoi, ci sono gli scissionisti Baffino d’acciaio, alias D’Alema, e il suo compagno Bersani che hanno fatto di tutto perché il Pd perdesse. Anche i 5Stelle non perdono l’occasione per dare un po’ di calci negli stinchi al Matteo gigliato. Di Maio non vede in Renzi il futuro leader del centro-sinistra e annulla il confronto televisivo da lui stesso richiesto: “Avevo chiesto – scrive su Facebook - il confronto qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione". Certo, una drittata cattiva contro l’ex presidente del Consiglio. La risposta dal Nazareno è immediata: “È talmente ridicolo che ogni commento rovinerebbe questa commedia". C’è poi Renzi che definisce Di Maio “un leader che scappa”. Non sono in pochi però ad essere convinti che Matteo Renzi è nei guai seri e che il suo avversario interno è l’attuale presidente del Consiglio Gentiloni. A chi ha chiesto, per esempio, ad Emanuele Macaluso, storico uomo di sinistra, un nome come prossimo inquilino di Palazzo Chigi, lui ha risposto di non averlo, ma poi ha precisato: “Ma non si può ignorare che Gentiloni ha acquisito credibilità in Italia e in Europa, mentre Renzi l’ha completamente persa”. Nello Musumeci, voluto dal centrodestra, è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Giancarlo Cancellieri, dei 5Stelle, ha ottenuto un ottimo risultato. Il suo MoVimento, come numero di preferenze, è in testa ai partiti siciliani. Flop invece del centro-sinistra. Il rettore Fabrizio Micari ci ha provato, anche se oggi alcuni suoi compagni Pd lo accusano di essere stato inadeguato per l’impresa. Anche insieme a Claudio Fava, “Cento passi per la sinistra”, Micari non sarebbe riuscito a superare Musumeci. Il dato che però deve far riflettere è il calo significativo dei votanti. Se la democrazia è partecipazione, e lo è, la diserzione dalle urne deve preoccupare tutti, vincitori e vinti.

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