Domenica 23 Luglio 2017 - 1:01

Era de maggio...

Opinionista: 

Antonio Sasso

Era de maggio e te cadeano ’nzino a schiocche a schiocche le ccerase rosse, fresca era l’aria e tutto lu ciardino addurava de rose a ciente passe. Era de maggio; io, no, nun me ne scordo ’na canzone nuje cantavemo a doie voce… Era de maggio, anche trent’anni fa, “nun me ne scordo”, e quella canzone, cantata a Napoli da tutto il San Paolo, travolgente e pazzo di gioia, era, e non poteva non essere, che “’O surdato ’nnammurato” , dall’inconfondibile refrain: “Oje vita, oje vita mia, oje core ‘e chisto core, si stato ’o primmo ammore e sempre ll’urdeme sarraje pe’ me“. Un inno di gioia e di affetto collettivi per il grande Napoli, vincitore del primo scudetto, conquistato dopo sessantuno anni dalla fondazione del club, dalla mitica Associazione Calcio Napoli. Il sogno di un visionario imprenditore Giorgio Ascarelli che si concretizzò il 1 agosto del 1926 con una “calamarata” del Golfo, innaffiata da falanghina dei Camaldoli. Un “cin cin” e poi una lunghissima traversata tra guerra e dopoguerra, che trovò nel Comandante Lauro, il suo più appassionato mecenate e tifoso, nuovo entusiasmo per gli ingaggi di fuoriclasse come Jepsson e Vinicio e la sua successiva “apoteosi”, del primo e secondo scudetto del presidente Ferlaino e la leggenda sempre viva di Diego. Uno scudetto dice tante cose. Non è solo il traguardo di un gruppo, di una società, di un club, è la vittoria di una città. Che sa ritrovarsi dietro i colori sociali di una squadra, i suoi ideali, rispettarne le fatiche, le vittorie e le sconfitte, in un comune spirito sempre di sportiva competizione e per la ricerca di un legittimo, condiviso obiettivo, con positivi e gratificanti risvolti per tutta la comunità. Impossibile scordarsi di quel 10 maggio 1987, della festa dello sport, della realizzazione di un traguardo voluto con tenace volontà e orgogliosa voglia di centrarlo ma anche di generale riconoscimento per il fascino e la simpatia di una città, che si distinse su tutte le altre vincitrici di scudetto, anche in campo europeo, per aver saputo festeggiare l’avvenimento con un suo particolare originale entusiasmo. Con parole, musica e versi di “amorosi sensi” nei riguardi chi non c’era più. Memorabile quello striscione fuori al cimitero di Poggioreale: “Ah che vi site perso!”. Chi si può scordare più uno stadio da travolgente marea azzurra, un mare di bandiere, di stendardi, di cartelli, inneggianti ai “big” dello scudetto: mille colori, mille provenienze, mille campanili, che disegnarono la mappa più vera del cuore azzurro in tutto il Sud. C’erano tutti. Qualcosa di emozionante mai provato prima, anche nel vedere la gente così tanto aperta, gioviale, scambiarsi abbracci, gesti di amicizia, senza conoscersi affatto. Allora non c’era neanche alla lontana l’idea del “selfie” ma era come se ci fosse stato, nel vedere le gigantografie di Diego raggiante circondato da schiere di tifosi cantare sulle note di: “O mamma mamma mamma, o mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon, ho visto Maradona, ho visto Maradona, eh, mammà, innamorato sono…”. Un amore per lui e tutti gli eroi dello scudetto: da Beppe Bruscolotti alla guida del pacchetto difensivo allo scatenato trio d’attacco Maradona, Giordano, Carnevale. Sempre a segno. Quel pomeriggio al San Paolo non vi erano solo napoletani ma anche tanti, tanti forestieri, venuti appositamente da ogni parte d’Italia, per godersi la festa: una festa, che solo qui poteva essere sempre così coinvolgente. A questo punto, che altro dire del nostro futuro azzurro? Solo poche parole. Speriamo che questo magnifico celebrativo revival, per l’entusiasmo che si prova ancora, come se fosse accaduto ieri, sia di buon augurio per un “vicinissimo” terzo scudetto. Napoli lo merita e lo vuole

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