Venerdì 21 Settembre 2018 - 10:59

Giornalismo e politica, le sue grandi passioni

Opinionista: 

Antonio Sasso

Profondo cordoglio, costernazione e intensa commozione, non possono essere che queste le parole più sincere per esprimere lo stato d’animo nostro e di quanti lo hanno conosciuto per la scomparsa di un amico, di un collega come Emiddio Novi, distintosi non solo nella sua professione ma anche come politico, stroncato da un tragico destino che ne rende ancora più doloroso il distacco. Approdato al “Roma” di Achille Lauro verso la metà degli anni ’70, periodo in cui la destra a Napoli riscuoteva ampi e diffusi consensi, Novi ne era stato da giovanissimo un fervido aderente. Fu assunto per una precisa scelta del direttore Piero Buscaroli, che ne aveva apprezzato le doti di giornalista vivace e dal chiaro profilo identitario di una destra sociale e ortodossa. Infatti, subito si segnalò con i suoi articoli per una particolare vis polemica rivolta a cogliere e sottolineare le contraddizioni e soprattutto l’incoerenza di una sinistra che non riusciva ancora ad affrancarsi dalla ipoteca sovietica e dalle ideologie “soccombenti”, come amava ripetere nelle sue animate conversazioni. Erano quelli gli anni in cui si cominciava a profilare uno strisciante scollamento nel monolitico blocco del vecchio comunismo russo e Novi, sulle pagine degli Esteri, nel settore in cui lavorò a lungo al “Roma” di via Marittima, più volte preconizzò la fine del comunismo, come poi avvenne negli anni successivi. Non riusciva a capire come in Italia il vecchio Pci, di fronte a taluni segnali ben precisi provenienti dalla Russia, non si decidesse a fare una definitiva scelta occidentale, staccandosi dalle sudditanze dell’Est. Emiddio Novi amava il giornalismo ma si sentiva che in lui era predominante la passione per la politica, assecondata da studi e approfondimenti che egli coltivava con rigore per i rapporti continui ed organici con gli intellettuali della destra: Giano Accame, Gianfranco De Turris, Enzo Erra e lo stesso Piero Buscaroli. Carattere puntiglioso ed intransigente, aveva però una affabilità unica nel rapportarsi con gli amici, i colleghi verso i quali fu sempre leale e generoso. Quando il “Roma” cessò le pubblicazioni nel novembre del 1980, come tanti di noi, visse quella diaspora giornalistica adoperandosi nell’arduo impegno di riportare il più antico quotidiano del Mezzogiorno in piazza. Ma ogni impegno profuso risultò vano, essendo molte le forze politiche che remavano contro. Continuò, intanto, in altre imprese editoriali le sue battaglie. Gli aprì le porte Orazio Mazzoni a “Il Giornale di Napoli”, dove lavorammo fianco a fianco per circa 5 anni, lanciando tanti giovani giornalisti, ma poi, dopo aver ricoperto la carica di direttore responsabile del quotidiano napoletano, trovò nella politica la sua seconda e poi fondamentale trincea. Lo fece candidandosi nel 1994 con Forza Italia, con cui fu eletto alla Camera prima e al Senato successivamente, e nelle cui fila è stato un combattente irriducibile. Fu, infatti, nel 1998 che si lanciò in una impresa da “kamikaze”, candidandosi anche come sindaco di Napoli esclusivamente per lottare contro l’allora egemonia di Bassolino e il suo potere blindato. Una sfida che solo un politico coraggioso come lui avrebbe potuto abbracciare. Ma poi, sempre per il suo carattere combattivo e intransigente, anche con Forza Italia la vita non fu facile. Tanto che alla fine preferì ritirarsi prima. Si dedicò con la sua innata passione alla cura degli scritti giovanili. Intanto, con l’amico Pietro Golia, scomparso un anno e mezzo fa, editore storico di Controcorrente, diede alle stampe un saggio profetico: “La dittatura dei banchieri”, un testo che anticipò le odierne contestazioni a certi poteri forti. Emiddio Novi seppe guardare sempre lontano, anticipando taluni scenari spesso con una tale vitalità e vivacità da suscitare poche simpatie anche da parte della stampa amica. Ma bisogna dire che ha avuto quasi sempre ragione lui. In questo momento d’immenso dolore stringo in un forte abbraccio la moglie Pina, i figli Errico, Alessandro e Vittorio.

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