Sabato 17 Novembre 2018 - 8:46

Gli hooligans olandesi e il frastuono delle idee

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

 
Adesso che i fari si sono spenti, adesso che le luci della ribalta si sono abbassate, val la pena sfogliare tra le pagine di quell’autentico romanzo italiano che si è consumato con l’assurdo vandalismo degli hooligans del Feyenoord a Roma. Un romanzo italiano, dicevamo, nel quale c’è dentro un po’ di tutto: il calcio, la violenza, le forze dell’ordine, i rapporti internazionali con le autorità estere, i beni culturali, le polemiche politiche, solo per citare qualche capitolo.

Molto è stato scritto e commentato, spesso a sproposito. Ma c’è un punto nodale sul quale lo scandaglio va immerso con maggiore profondità. Ed è, inevitabilmente, quello legato ai danni alla fontana del Bernini, alla protezione dei beni culturali, a quello che le generazioni passate ci hanno lasciato per tramandare lo spirito di quel tempo. Ne abbiamo già scritto, su questa stessa rubrica, nell’ottobre scorso, raccogliendo consensi, critiche, approfondimenti, animando un dibattito di indiscutibile interesse.
Parlavamo di coperture, tensostrutture, vetrate, di tutto quello che può contribuire a preservare un bene artistico dall’ assalto dei vandali e della meteorologia. Perché in una società sgualcita e disattenta come la nostra, ogni monumento è sottoposto ad un rischio quotidiano. Stupisce, in questo contesto, l’idea del nuovo soprintendente speciale per il Colosseo e l’area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti. Si parla, apertamente, di monumenti sotto scorta, di vigilanza costante, di abbattimento di qualsiasi recinzione che ostacoli la fruizione delle opere. Più che un’ ipotesi, un’ utopia. Le forze di polizia, al momento, garantiscono a stento l’ordine pubblico. Ci sono periferie completamente dimenticate, spesso, di notte, in balia di chiunque. Con l’enorme capillarizzazione di beni culturali sul territorio pensare ad una costante vigilanza appare un sogno. L’abbattimento di qualsiasi recinzione, poi, sarebbe il viatico ideale per qualsiasi atto vandalico. Lo scorso anno, pensate, il Colosseo, nonostante la cancellata e la presenza di custodi, ha subito quattro atti vandalici, incisioni, deturpazioni, asportazioni di frammenti. E sulla stessa falsariga si muovono, purtroppo, grandi aree archeologiche come quella di Pompei.
Bisogna guardare in faccia alla realtà. Non è più una società in grado di apprezzare pienamente la bellezza, l’arte, l’archeologia, la nostra storia. Bastano qualche migliaio di barbari richiamati da una partita di calcio per distruggere un patrimonio di secoli. Si abbia il coraggio di prenderne atto.
Portando, quando è possibile, una serie di monumenti al sicuro, in un’area protetta, al coperto, aperta al pubblico (come l’Ara Pacis) ed inserendo nelle piazze copie di pregevole fattura, esposte a qualsiasi evento vandalico e metereologico. Non basteranno sicuramente le scorte a salvare la nostra grande bellezza. È l’ora di interventi radicali, capaci di salvaguardare il nostro straordinario patrimonio. Discutere ancora di indennizzi e di restauri rimetterebbe in moto il solito frastuono delle idee.                                                                 Giuseppe Scalera              

 

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