Mercoledì 21 Novembre 2018 - 16:09

Gli Scudetti d’estate e il superboy Insigne

Opinionista: 

Italo Cucci

L’Inter aveva già vinto - parola di Spalletti - lo scudetto d’estate. Come la Juve, non per parola di Allegri (che pensa solo alla Champions, e fa bene) ma del suo popolo “ronaldizzato”. Non come il Napoli - giudicato un bidone da molti suoi cosiddetti supporter forse già pentiti - rimodellato da Ancelotti. Inter ambiziosa - dicevo - ma Berardi, che continua a stare col Sassuolo come un innamorato (inspiegabilmente), ci ha messo il piede: un rigore, un gol. Ok De Zerbi. Ko Spalletti. L’Inter faraonica sbigottita. Cinesi stupiti. Programma rinviato. E voi, curiosi, volevate vedere Ronaldo a cent’ore da Ferragosto? L’avete visto: non all’inizio del film del quale è annunciato protagonista, ha fatto solo un provino. Poi, siccome anche i critici sono agostani, “ma che bravo...si vede che...oh com’è semplice...”. E non si capisce cosa s’aspettassero, chessò, esordio in abito di gala, contro il Chievo. Insomma, non alla Scala, all’Arena, dov’era già pronta la marcia trionfale verdiana ma Cristiano Radames non s’è presentato. Eppure - dicono - ha già vinto il campionato. E la Champions. Lo spettacolo deve continuare - s’è detto l’altro giorno, quando il campionato ha scelto di continuare nonostante la strage di Genova - in realtà deve ancora cominciare, e non parlo del raffinato Sarri/ spettacolo trasferito a Stamford Bridge ma semplicemente della partita di calcio con tutti i crismi. Mentre si è visto che siamo ancora indietro e tuttavia il Football Business deve andare avanti. È il “pacco” che conta, non quello che c’è dentro. Tutto in fretta, al punto che una tivù rimane indietro con le immagini, e non di pochi secondi, fermo restando che Diletta con quella bocca può dire quel che vuole. Non è un caso, si è detto, che il vero protagonista del Bentegodi sia stato Giaccherini, tempra di combattente sempre pronto alla battaglia; ma il superboy Insigne è quello che ha dato il tocco di qualità al vernissage del torneo, lui pure sempre prontissimo per impedire a novelli Ventura di lasciarlo in panchina; e con lui validissimo un altro azzurro, Federico Bernardeschi, due nomi beneauguranti per Mancini. È andata cosí, con le consuete esagerazioni stagionali e se mi dite che la Signora è la solita Juve di Allegri, naturalmente cinica e caparbia, tre punti da prendere come vengono, sono d’accordo, ma il Napoli-da-scudetto voglio vederlo e rivederlo perché quel pasticcio sul gol di Immobile pretende ancora tanto lavoro, e Ancelotti lo sa: e dire che il Napoli - oggi acclamato - era stato accompagnato all’esordio con previsioni funeree. Una vittoria e cambia tutto: buon segno, vuol dire che i napoletani, dopo tante platoniche gioie, cominciano a pensare che vincere è l’unica cosa che conta. La Roma, a dire il vero malvista la sua parte, lo sa già e pur essendo ancora in costruzione, è stata rallegrata dalla tenacia di Kluyvert e dal capolavoro di Dzeko a Torino, un gol bello come quello di Insigne.

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