Lunedì 24 Settembre 2018 - 1:03

I numeri di Renzi che condannano il Sud

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Venghino signori, venghino. Al gran mercato del lavoro ce n’è per tutti. Posti che vanno, posti che vengono, contratti che per decreto si trasformano da precari a tempo indeterminato e chi più ne ha più ne metta. Suvvia, non fate quella faccia: è la ripresa bellezza. A sentire gli annunci che quotidianamente piovono da palazzo Chigi pare di essere alla vigilia di un espatrio di massa. Dai, Renzi ci porta tutti in un altro Paese: quello di Bengodi. «Duecentomila precari assunti a tempo indeterminato » assicura il premier, e il Governo prevede una crescita cumulata del 9% tra il 2016 e il 2020. Renzi si è finanche intestato il merito del calo dello spread e della previsione Istat sul Pil (+0,1% nel primo trimestre 2015). Alla faccia del bicarbonato di sodio! Siamo seri e facciamo due conti. Premesso che anche le pietre sanno che quanto accade a Pil e spread è solo merito di Draghi, del basso prezzo del petrolio e del deprezzamento dell’euro, e premesso che il Jobs Act migliora la condizione attuale del mercato del lavoro, lo stesso Esecutivo - che pure non lesina sforzi in quanto a numeri e propaganda - è molto prudente nello stimare quanti nuovi posti creerà la riforma. Non a caso si limita a ripetere che 200mila persone a tempo determinato - che già lavorano - si vedranno trasformare i loro contratti. Dunque non sarà nuova occupazione. Meglio di niente, per carità. Ma nulla rispetto allo choc necessario. Inoltre, scaduti gli incentivi che durano tre anni, nessuno sa dire cosa accadrà. A meno che l’Italia non agganci la ripresa sul serio. E qui veniamo al punto. Possiamo tornare a correre se metà della Nazione continua a restare al palo? La ripresa prevista, infatti, è quasi totalmente basata sull’export, il che vuol dire privilegiare soprattutto il Nord e aumentare il differenziale di sviluppo con il Mezzogiorno. La Svimez, istituto serio e attendibile, stima che «il Sud dal 2008 al 2015 avrà perso 15 punti di Pil» e che quest’anno «ci sarà solo una ripresa nel Nord». Le tasse, seppur redistribuite, continueranno a pesare sul Pil per il 48,3%, lo stesso livello degli ultimi anni, ed è il Governo a dire che cresceranno di un altro 0,5% nel 2016. Ma non dovevano diminuire? Mentre ci beviamo la balla che la rivoluzione si fa spostando qualche virgola senza che nulla cambi (vedi responsabilità civile dei magistrati), passa inosservato il fatto che in Campania si sono bruciati 444 posti di lavoro al giorno solo negli ultimi tre mesi del 2014. Un’emergenza tragica, di fronte alla quale l’Esecutivo risponde confinando il Sud nella riserva dei fondi strutturali (tagliandone il cofinanziamento) e promettendo una «cabina di regia». La maniera migliore per farci rimanere un regno di sussidiati in cambio di voti.  

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