Giovedì 22 Febbraio 2018 - 2:02

Il Carnevale impazzito e le maschere di Macerata

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Era una campagna elettorale senza temi. Li sta recuperando per strada, purtroppo, alla luce di quanto tristemente sta offrendo la cronaca quotidiana. È bastato qualche colpo di pistola a Macerata e qualche ferito per alzare i fuochi d’ artificio. Fatto grave, intendiamoci, anche perché, per quel che sembra, germinato da un precedente omicidio. Ma, in effetti, decisamente minore di quanto avvenuto in questi giorni a Napoli, nelle sue strade, con due morti, la guerra dei clan che si inasprisce, all’ interno di un quadro d’ assieme che, da anni, allunga la sua scia di sangue. Ma Napoli, ormai, con la sua Gomorra di tutti i giorni, sembra interessare sempre meno al sistema politico italiano. Più immaginifico, più elettoralistico, un tema come il razzismo, come il nazionalismo, come l’ autoritarismo, come l’ emarginazione dei migranti, come l’ intolleranza, scavando, vellicando i sentimenti più retrivi dell’ elettorato italiano. Ecco, quindi, nel deserto delle idee e dei programmi, i partiti che si tuffano sul dramma di Macerata per proclamare la propria rabbia, la voglia di cambiamento o, magari, l’ indicazione futura di una società multietnica come fenomeno sociale, naturale, internazionale da accettare senza infingimenti. Tra le voci che si alzano sempre più alte, tra chi vuole e chi non vuole manifestazioni sul tema, il naturale disorientamento dell’ opinione pubblica e la voglia sempre più palpabile di disertare le urne. Macerata, però, non è un fatto episodico. Da anni si soffia sul fuoco di un disagio sociale vero, autentico, ormai conclamato. Le ansie legate al proprio reddito, al futuro dei figli, il risentimento costante verso chi scappa dalla povertà e dalla guerra per ritrovarsi facile preda di chi vuole delinquere, il razzismo che si consolida dovunque, nelle strade e, soprattutto, su qualsiasi media ha il volto triste di un vera, consolidata emergenza. Inutilmente, in queste ore, dal Pd sono emerse parole di studiata responsabilità per non accendere altre micce, per ridare un senso compiuto alla sparatoria di Traini. Niente da fare. Giornali, televisioni, di destra e di sinistra, si sono appropriati del tema e lo hanno scarnificato a fondo, con migliaia di servizi, con una copertura mediatica pari solo a quella del Festival di Sanremo. E gli stessi leaders politici hanno capito che, in una campagna elettorale stretta, Macerata poteva essere l’ ago di una bilancia politica e di una futura maggioranza fino ad allora indecifrabile. Ed ecco, quindi, il palcoscenico montato per l’ occasione. Gente che vuole sfilare con le proprie bandiere, con i propri vessilli, con le proprie idee per riaffermare la propria diversità. Altri, per converso, che dicono di non voler prestare questi temi alla campagna elettorale e sfuggono dalle tesi xenofobe. Mentre la gente osserva, tra mille umori, questo scenario pre-elettorale sempre più simile ad una Carnevale impazzito.  

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