Domenica 19 Novembre 2017 - 11:01

Il disastro dell’Anm e le colpe del Comune

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Aquel che s’è compreso, l’annunciata soluzione dei pesanti problemi finanziari ed organizzativi che stanno spingendo l’Azienda napoletana di mobilità verso il fallimento, è molto lontana dalla realtà. L’aveva per vero anticipato il presidente dell’Eav de Gregorio in un’intervista rilasciata al Mattino quando, esaminando i contenuti dell’accordo raggiunto con i sindacati a fine ottobre, aveva detto a chiare lettere che non vi trovava nulla di nuovo e che le misure immaginate non sarebbero state in grado di porre su nuova base la disastrata azienda. Del resto, che si potesse ottenere qualche significativo successo potenziando la vendita dei biglietti quando per anni l’evasione è stata a livelli altissimi – pare anche sino al 90% – solo un sognatore avrebbe potuto crederlo. La cultura del pagamento dei biglietti non s’istituisce dall’oggi al domani, perché è un fattore di civiltà e la civiltà è un fatto complesso che riguarda il rispetto per il collettivo, quindi è questione d’educazione e l’educazione è processo lento ad acquisirsi. Certo, l’obbligo di pagare per viaggiare può in astratto essere imposto, ma sarebbero richieste risorse per farlo, ben diverse dall’indifeso bigliettaio che non ha alcun modo per costringere la molto variegata utenza ad assolvere ai propri doveri di viaggiatore. E poi, è all’evidenza che il pesante debito dell’Azienda – pare ci siano perdite a bilancio per oltre 40 milioni – richiederebbe una significativa immissione di risorse da parte del Comune. Il problema è però che Comune non ne ha ed il tentativo di ricapitalizzare attraverso la cessione ad Anm di alcuni immobili, evidentemente è solo un palliativo, perché quegli immobili sono ben difficilmente liquidabili e quindi, sempre che le banche lo consentano (e non c’è da crederci), al massimo potranno costituire una garanzia per ulteriori indebitamenti. Il problema sullo sfondo, poi, è che ad essere in rovina sono proprio i conti del Comune di Napoli, che non ha quindi alcuna possibilità di sovvenire l’Azienda cittadina dei trasporti, praticamente il servizio più importante per la vita metropolitana. A metà d’ottobre scorso, la Corte dei Conti ha bocciato il piano di rientro che il Comune aveva allestito alla men peggio per superare la situazione di predissesto in cui è Napoli. Ed ha rilevato come, a causa del mancato incremento delle entrate (si riscuote il 20% delle multe ed il 50% della Tari) e delle fallite dismissioni immobiliari, oltre che per effetto di spese prive di coperture finanziarie e dell’omesso riconoscimento di cospicui debiti fuori bilancio, in realtà il passivo effettivo del bilancio supererebbe 1,2 miliardi. Una somma evidentemente impossibile da reperire, se non attraverso la dichiarazione del dissesto. Ma già oggi, al Comune è vietata qualsiasi spesa che non sia dipendente da sentenze passate in giudicato, o sia obbligatoria per legge o serva ad evitare danni maggiori. Praticamente, l’amministrazione comunale è paralizzata e posta nella totale impotenza ad agire in qualsivoglia direzione che non sia lo strettissimo adempimento di funzioni ineludibili. Di fronte ad una realtà del genere, con i servizi pubblici in crisi nera e l’ente immobilizzato, tutto quel che s’è creduto di fare è d’impugnare la decisione della Sezione Regionale di controllo, reputandola troppo severa. In sostanza, una risposta burocratica che, certo, differisce di qualche mese l’ineluttabile acclaramento del disastro, ma non potrà risolvere alcuno dei problemi di grave dissesto gravanti sul bilancio comunale. La situazione del Comune è dunque davvero grave ma essa continua a passare abbastanza inosservata, senza che il tema sia portato davvero all’attenzione dell’opinione pubblica in tutta la sua pregnanza, di modo che ad esso non si sfugga più e s’affrontino le misure doverose che la legge impone, nella certezza che, in mancanza, la situazione non potrà che quotidianamente deteriorarsi ulteriormente. Invece, il dibattito sembra attratto da questioni vacue, da ragionamenti su improbabili alleanze, dall’ideazione d’immaginifici scenari politici del futuro. Il problema è che l’amministrazione è concretezza ed attualità, è la soluzione dei problemi che si presentano nel giornaliero d’ogni organizzazione e che nelle organizzazioni disastrate richiedono impegni colossali. Quel che preoccupa è il senso d’irresponsabilità che trasmette l’atteggiamento attuale: forse non sarà così, ma a vedere dall’esterno s’osserva una filosofia dello sfuggire ai problemi, del rinviarli ad un domani possibilmente lontano, incuranti del sempre meno invertibile avvitarsi della situazione.

Share

Commenta

Filtered HTML

  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Elementi HTML permessi: <a> <em> <strong> <cite> <blockquote> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Full HTML

  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Global tokens will be replaced with their respective token values (e.g. [site:name] or [current-page:title]).
  • Twitter-style #hashtags are linked to search.twitter.com.
  • Twitter message links are opened in new windows and rel="nofollow" is added.
  • Twitter-style @usernames are linked to their Twitter account pages.
  • Replaces [VIDEO::http://www.youtube.com/watch?v=someVideoID::aVideoStyle] tags with embedded videos.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ: ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
I PERSONAGGI DEL "ROMA"
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
TECNOLOGIA&INNOVAZIONE
di Michela Raiola
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI DEL "ROMA"
di Mimmo Sica