Lunedì 19 Novembre 2018 - 9:01

Il Governo ha bisogno di tanti, tanti soldi

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori,come tutti sanno, il governo del cambiamento ha bisogno di molti soldi per attuare il suo ambizioso programma. Purtroppo, i nuovi governanti mancano di esperienza e di fantasia e molti di loro non brillano per cultura e intelligenza. Essi cercano, allora, di trovare i soldi a spese dei pensionati. Questo è stupido e immorale. Stupido perché il salvadanaio che possono riempire in questo modo è assolutamente insufficiente a realizzare l’ambizioso programma proposto. Immorale perché si colpisce una categoria debole, che andrebbe invece protetta. Io condivido, in realtà, l’idea che occorra una normativa atta ad eliminare lo scandalo delle pensioni baby, quelle concesse cioè a coloro che, lasciato presto il lavoro, hanno versato pochi contributi ed hanno, verosimilmente, occupato il loro tempo in maniera redditizia. Questo, però, non significa che debbano essere tartassati i pensionati “normali”, quelli cioè che hanno lasciato il lavoro per vecchiaia. Attenzione: in non parlo, come Cicerone, pro domo mea, perché ho lavorato e versato contributi per cinquant’anni e otto mesi e non ho quindi molto da temere per una legge che non stracci la Costituzione. Il tempo minimo per maturare una pensione normale, però, era di circa vent’anni, sicché tanti sono i vecchi che rischiano di cadere da una condizione dignitosa a una di povertà. Ancor più grave sarebbe il ventilato attacco alla reversibilità: la maggior parte delle donne anziane, che pensavano solo ad allevare i figli, cadrebbero nella più nera miseria (e sappiamo che sui figli non si può contare). Un provvedimento che abolisse la reversibilità sarebbe un attacco alla famiglia e credo che la destra cattolica salviniana perderebbe la faccia se lo accettasse. Quello che, però, voglio evidenziare è che un po’ di fantasia (oltre, ovviamente, a uno studio approfondito dei percorsi legislativi ed esecutivi) consentirebbe al governo non solo di trovare i fondi per abbassare le tasse e soccorrere i cittadini in cerca di un lavoro, ma addirittura di abbattere il debito pubblico. Basta pensare ai favolosi business che arricchiscono i criminali nostrani ma ancor più quelli importati. In primis, la prostituzione. Mandata in soffitta la pestifera legge Merlin, che ha gettato le prostitute (cui, oggi, si aggiungono i prostituti) in istrada, occorre ripristinare i bordelli, equipararli alle altre aziende e tassarli. Secondo, trovare il modo di costringere i cinesi a pagare le tasse. Poiché le loro imprese sono volatili, potrebbe risolvere il problema l’istituzione, all’atto della richiesta di partita IVA, di un deposito cauzionale dal quale prelevare le imposte maturate nei primi anni di esercizio e da rinnovare allorché muti l’intestazione della ditta. Terzo, far pagare le tasse ai vu’ cumprà. Rimpatriati gli abusivi, rilasciare licenze solo per il comune di residenza, dimodoché, in caso di evasione, sia possibile sequestrare la merce ed espellere coloro che non siano cittadini. Ci sarebbe molto altro da dire, ma questo è un articolo e non un trattato di economia e finanza. Spetta agli esperti (si spera che il governo ne abbia) studiare gli strumenti in tutti i dettagli. Il punto è che, quando la società cambia (è quel che è successo con l’immigrazione selvaggia incoraggiata dalla sinistra laica e cattolica), le vecchie regole non sono più idonee a gestirla e occorre trovarne di nuove più adeguate: la trasformazione del diritto deve essere tanto profonda quanto più grandi sono stati i mutamenti sociali. Quel che è certo è che non possono essere i cittadini lavoratori e pensionati a mantenere gli immigrati clandestini e i grandi evasori (si pensi ai nigeriani che gestiscono il racket della prostituzione). Si deve anche, ovviamente, rimandare a casa gli stranieri delinquenti. Ma questo è un altro discorso da approfondire.

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