Lunedì 20 Novembre 2017 - 10:49

Il Maestro di tutti

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

“Gli architetti sono in genere eccellenti affabulatori capaci di coinvolgere gli studenti, convincere i clienti e suggestionarambito in cui l’eloquenza non colpisce: è il cantiere napoletano dove tutt’oggi vige una gerarchia ferrea e dove gli architetti sono misurati e giudicati in modo implacabile. Ebbene, da muratori, carpentieri, stuccatori, marmisti, fabbri e falegnami, cioè da mastri consapevoli delle loro arti, Pagliara è riconosciuto un Maestro”, hanno scritto di lui. E io l’ho sempre considerato un architetto di grande talento. E anche un raffinato, elegante, affascinante scrittore, come ha dimostrato con il libro “La felicità di essere”, che è il racconto della sua vita avventurosa. Il ricordo del mio amico Nicola mi consente di ripetere tutto il male che penso della cosìddetta architettura contemporanea. La quale, da qualche decennio, è all’affannosa, disperata e disperante ricerca di una sua identità in una babele di linguaggi. Post-modern, cheapscape, plasticismo, decostruttivismo, hi-tech, minimalismo, neo-razionalismo e un neo-classicismo alla Bofil. E ,addirittura, la ciberarchitettura, scaturante dai supercomputer. Ma anche l’architettura di Nicola Pagliara è contemporanea. Però non si è lasciato suggestionare da nessuna delle tendenze di cui ho fatto cenno. Perché è rimasto fedele all’insegnamento di Aristotele, secondo cui “l’architettura ha il compito di soddisfare le finalità pratiche ma, nel contempo, deve rispondere all’esigenza vitale della bellezza e della felicità”. Razionalista, costruttivista, futurista, organica ma soprattutto espressionista l’opera di Pagliara è difficilmente classificabile, ma forse, come lui stesso dichiara, si può raggruppare per i materiali che la connotano: cemento, pietra, ferro, e poi gli intonaci, il marmo, il legno e i materiali di finitura come l’ottone e perfino l’argento cui però preferisce l’oro, specie negli arredamenti”. Nicola ha fatto tesoro dell’insegnamento di Mies van der Rohe: “l’architettura ha radici in considerazioni del tutto funzionali e pratiche ma può e deve salire per tutta la sua scala dei valori fino alla sfera più alta della spiritualità, fino alla sfera della bellezza”. Con Nicola Pagliara non scompare solo un architetto di talento. Scompare un cittadino che ha amato questa città e ha cercato di migliorarne l’immagine con alcune opere di mirabile bellezza. E scompare un amico di cui sentiremo forte la mancanza 

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