Giovedì 15 Novembre 2018 - 20:57

Il malessere grave del sistema bancario

Opinionista: 

Fabrizio Carloni

Il commissariamento della Banca dell’Etruria, entrata nel cono di osservazione degli Organi di Vigilanza e della magistratura, è un altro sintomo di un malessere grave del sistema bancario che abbiamo evidenziato negli ultimi 15 anni in maniera ripetitiva e sino al punto di passare, nel giudizio dei lettori, da profeta inascoltato, a menagramo. L’ipotesi che la rete bancaria italiana assorbita negli ultimi venti anni dalla foia di adeguarsi totalmente alle metodiche, rivelatesi disastrose, degli istituti di credito americani abbia creato i presupposti per un collasso nel caso il bubbone scoppiasse, non sembra, alla luce di un’analisi di quanto emerso su Monte Paschi Siena e su altre Aziende analoghe Liguri e Marchigiane, frutto delle fantasie di un provocatore o di un impudente (imprudente?). Se si volesse solo tenere conto di quanto siano fallimentari (e sempre gli stessi) i piani di riorganizzazione predisposti dalle stesse società di consulenza e revisione nate dai deliri globalisti delle società consumistiche angloamericane, si avrebbe la percezione di quanti disastri siano stati consumati e di quanti, sommersi, stiano in procinto di emergere sul mercato nazionale. Il principio per cui qualche centinaio di nipotini degli Yuppie (Young Urban Professional), con lauree prestigiose non puntellate dall’esperienza, abbiano avuto la possibilità di predisporre progetti sbagliati e di venderli in nome delle aziende che li avevano assunti, in maniera peraltro ciclica, alle grandi banche, è uno dei misteri del Sistema che solo in futuro saranno svelati. Quello che si può ipotizzare, è che le grandi società di consulenza siano state il braccio armato di lobby molto potenti che volevano utilizzare i quattrini dei risparmiatori per finanziare giochi che sfuggono all’analisi, anche maliziose, di chi vuole capire. Sta di fatto che una compagnia di ragazzi vestiti in grigio omologato e triste, con l’aria sbattuta di chi deve fare troppo in troppo poco tempo, ha smantellato un mondo fatto di Istituti di Credito che mediavano, sino agli anni Novanta del secolo scorso, sagacemente e sulla base di regole millenarie, tra depositanti e prenditori di denaro. Il tutto sotto la suggestione, pregna di filosofia mondialista, che vuole che l’uomo non valga niente e che a decidere sul credito da erogare alle imprese ed ai privati, siano le macchine e le “regole” (di Basilea). Il tutto in una bipartizione, nel Sistema bancario, tra chi ha contatti con il cliente e non decide più niente, e chi, in uffici lontani e che traspirano supponenza, arroganza e, spesso, incompetenza, decide su tutto senza conoscere niente del Territorio e dell’ambiente. Il tutto con un sistema di controlli e decisionali centralizzati, che aumentano con il lievitare dei crediti di dubbio realizzo e le sofferenze. Come è possibile che sulla base di un pensiero sbagliato in maniera evidente, si continui ad alleggerire di talenti e di deleghe decisionali le periferie delle banche, a beneficio di chi dovrebbe sorvegliare tutto e riesce a produrre, nonostante i controlli, l’aumento esponenziale dei fenomeni negativi che dovrebbe contenere? Ora, tra chi conosce i meccanismi luciferini che regolano il Sistema, le sole Intesa Sanpaolo ed Unicredit sembrano siano in condizione di reggere il peso del rispetto delle “regole” che le banche si sono date. Fatte di parametri patrimoniali micidiali e di equilibri che i vertici apicali degli Istituti di Credito hanno affidato a due sole categorie di dipendenti con poteri; categorie formate da molti dirigenti che cercano nel vassallaggio la salvezza, e dai pochi che, con coraggio e residua dottrina, cercano di arginare, sulla propria pelle, la follia che ha pervaso l’ambiente. Ghizzoni di Unicredit e Messina di Intesa Sanpaolo (in particolare il secondo) appaiono i due amministratori più brillanti e promettenti. Anche se i giovani partner delle Società di consulenza sembra abbiano anche con loro avuto una parte importante. Speriamo non sia determinante e che, almeno per gli aspetti fondamentali, i due banchieri, con l’aiuto del Padreterno, possano ritrovare la via delle deleghe ai loro collaboratori più illuminati, preparati e coscienti.

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