Sabato 22 Settembre 2018 - 16:10

Il San Paolo esulta, l’amore vince sull’odio

Opinionista: 

Italo Cucci

Premessa “napoletana” : è imbarazzante pensare che ci sia - e c’è - chi va al San Paolo sperando di vedere il Napoli perdere evidentemente coltivando interessi che nulla hanno a che vedere con il calcio. Ma è esaltante, concedetemelo, cogliere il risultato del referendum quando Ancelotti e i suoi ragazzi hanno incendiato il San Paolo a suon di gol. L’amore - passatemi la retorica - ha risposto all’odio. È solo la seconda giornata di campionato, il giudizio critico è per forza provvisorio ma alcune partite di buon peso tecnico cominciano il racconto attraendo gli appassionati. C’è chi s’accontenta dell’incipit per farsi un’idea del romanzo e allora vi dico che Juve, Napoli e...mezza Inter stanno già dando segnali di superiorità. L’Inter vista ieri sera è in ritardo rispetto alle Due Nemiche di recente tradizione ma esibisce almeno per un tempo ( il secondo tutto del Toro) un gioco volante, da piedi buoni senza alcun intralcio di “scarponi”, dico di quei distruttori di gioco la cui utilità fa chiudere un occhio sulla loro povertà tecnica. Fa anche possesso palla, l’Inter, ma si limita a riflessioni rapide perché ognuno sembra conoscere perfettamente il destinatario, non c'è spreco di passaggi, nessuna tentazione di stucchevole tikitaka: Maurito sembra danzare, gli altri di prima linea si trovano e lo trovano con facilità. Ma non segna, fallendo facili occasioni nel finale. Poi, all’improvviso è notte, il coro è muto, i solisti steccano, sembrano tutti ancora ai primi giorni della preparazione. Spalletti certo lo sa ma non si capisce perché dopo i gol di Perisic e de Vrij non abbia cercato di dare vigore alla squadra magari con Nainggolan. Esame rimandato. Influenzata dalla sola esistenza di Ronaldo, la critica trova già importante - se non eccellente - la Juve: perché ha spezzato le reni al modesto Chievo (ierisera massacrato dalla Fiorentina) che le si è opposto con la forza dell’orgoglio, mentre la Lazio di Immobile e Milinkovic manco quello ci ha messo; è vera una cosa che fa portar rispetto alla Signora: è la stessa squadra indomabile della scorsa stagione, forte nei singoli più che nel coro, fermo restando che giocatori come Chiellini, Matuidi e Pjanic fanno reparto da soli. Allegri come al solito sacrifica Dybala a qualcuno, stavolta a Ronaldo, ma cambia poco, semmai il problema vero è far capire a Ronaldo che la Juve esisteva già prima di lui: i compagni sembrano trattarlo con eccessivo spirito democratico, non lo trattano da re, si limitano a chiamarlo a far parte del gioco, e lui già ci sta provando. Fa curiosità, senza dubbio. Mentre mi chiedo perché, dopo essersi privata di Higuain, la Juve non abbia ceduto anche Dybala. Se Allegri lo risparmia per la Champions temo che potrebbe avere una forte delusione. Se non fosse per Koulibaly - nel primo tempo il peggiore d’Italia, nel secondo il migliore d’Europa - il Napoli meriterebbe per ora l’applauso più forte e sincero. Gli svarioni difensivi stupiscono, conoscendo l’attenzione che Ancelotti dedica al reparto, ma si capisce che dovendo cominciare con una squadra naturalmente non pronta al cento per cento, abbia privilegiato l’attacco, anche per farsi amare dai napoletani: dagli inguaribili (?) sarriani, ai qualunquisti, per finire con i competenti, non numerosi fra le legioni di critici gratuiti. È bello vedere Mister Carlo giocare con Insigne, Milik, Mertens - ma anche con Allan - felice della loro qualità che espone all’applauso. Dopo la rabbia iniziale - proprio come a Roma - Ancelotti è parso disinteressarsi di Gattuso, poi battuto dall’autorevolezza e dal 4-2-4 del Maestro dopo avere colpevolmente protetto il doppio vantaggio rossonero senza tentare il contropiede: cosí, avere Higuain è inutile. Ribadisco che alla Juventus manca ancora il grande Ronaldo ma il campionato sembra bello lo stesso. Non siamo angeli ma neppure orfani.

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