Venerdì 15 Dicembre 2017 - 18:48

Il significato sovversivo del piacere della lettura

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Chi o che cosa si definisce sovversivo? Basta consultare un dizionario per saperne di più. Alla pagina 2076 del Treccani, ad esempio, la definizione data è semplice ed eloquente: “aggettivo per chi tende a sovvertire l’ordine costituito”. Una decina di righe piu giu viene svelato il mistero. Il verbo da cui proviene, sovvertire, dal latino subvertĕre, significa "sconvolgere, mutare o alterare profondamente". Ci fermiamo qui, perche, con la bellezza trasfigurativa tipica della lingua italiana, si aprono scenari incredibili sulle mutevoli sfaccettature che tale parola, cosi impegnativa e fatale, puo sviluppare. In questa epoca esteriorizzante, dove i vuoti a perdere sono piu numerosi dei contenitori, fra outing, rivisitazioni di profitto delle cosidette verita storiche, pericolosi rigurgiti di nazifascismo contrabbandati per difesa del suolo patrio, che attecchiscono in modo crescente in quel nebuloso mondo della "societa civile benpensante e conformista", avvertire l'esigenza della lettura diventa un'azione sovversiva. D'altra parte, se diamo uno sguardo alla storia, l'etichetta di sovversivo, per le idee liberali progressiste e anticonformiste e stata data all'intellettuale, all'uomo di cultura, al propugnatore di nuove idee, comunque a colui che ha sempre difeso la propria liberta di pensiero da quello "pecorone" e volubile delle masse. Uomini e donne abituati a leggere, che sono stati antesignani della diffusione della cultura per elevare il senso critico dei popoli, per rendere pregnante il significato della democrazia. Percio essere sovversivi oggi significa riscoprire la lettura, documentarsi sul pensiero e sugli insegnamenti dei "grandi", una sfida, a suo modo filosofica, che eviti di consentire l'obnubilamento delle menti, un appiattimento in basso, culturale e sociale. I segnali di pericolo imminente sono nell'aria. Non e da sottovalutare il nuovo nazionalpopulismo di un branco di teste rasate, tatuate di inconfondibili simbolismi reazionari, che fanno leva sulla deriva ignorante di masse abbandonate a se stesse, educate ed evolute rispetto al passato soltanto sulla carta, ma confuse, recalcitranti e pronte all'odio, alla discriminazione razziale e settaria. Da sempre il bersaglio principale di questo arretramento culturale sono i giovani, un'appetibile risorsa non solo di queste rinascite ghettizzanti ma anche di formazioni politiche, gia presenti nel panorama istituzionale, che sperano di dare nuova linfa ai propri fallimenti ed alla inconsistenza del proprio programma idealistico ed elettorale. E quando costoro "annusano" il pericolo per la propria sopravvivenza, ecco che scatta la caccia alle streghe. Si erigono roghi per pensatori "eretici", si organizzano saghe notturne per bruciare migliaia di libri, si distruggono opere artististiche "ree" di offendere il comune senso del pudore, fino ad abusare oggi della "imbalsamazione" del pensiero attraverso il mezzo mediatico, attraverso internet, e si combatte l'avversario non attraverso una dialettica propositiva, ma mediante la distruzione, l'ingiuria e l'offesa. La democrazia del pensiero libero e soggetta ormai ad una vile gogna mediatica e la maggioranza inerme e confusa si compatta in una immensa arca fra i marosi, non per salvaguardare la propria identita nel giorno del diluvio, ma per mantenere i meschini privilegi e profitti acquisiti. Allora il silenzio diventa salvifico, l'astrarsi dalla massa vociante, il ritorno alla riscoperta del pensiero autonomo diventa necessita vitale, e l'unica strada e il ritorno alla lettura, ritrovare il gusto solitario, il piacere tattile di un libro, il "connettersi" mentalmente con le fatiche, l'esperienza, la passione e la sofferenza, anche fisica, del suo autore. Perche la solitudine che pretende la lettura e la scrittura resta l'unico viatico per alimentare un pensiero critico dignitoso, poco importa se poi confluisca nel senso comune: il grande mistero, la gradevole conquista sta nel cammino interiore intrapreso per giungere al capitolo finale, che conduce sempre alla scoperta della verita. Una raccolta di interviste e pensieri di Umberto Eco titola "Non crediate di liberarvi dei libri", sarebbe la fine della civilta. Percio staccate la spina dalla rischiosa presa in massa, spegnete almeno per un giorno i cellulari, ed evitate di partecipare a "regate dell'ignoranza" sull'oceano web, rifiutate teorie preconfezionate. Siate sovversivi, prendete un manufatto cartaceo - non importa lo stile o l'argomento - e abbandonatevi al piacere immenso del mondo delle parole scritte.

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