Domenica 18 Novembre 2018 - 18:33

Il Sud e l’autonomia dei furbi e degli ingordi

Opinionista: 

Mimmo Della Corte

“Più che ricchi” - come l'ha definita Gianfranco Viesti, nella petizione popolare che ha chiesto ai cittadini di sottoscrivere per contrastarla – quella avanzata da Lombardia e Veneto, è “l'autonomia dei furbi e degli ingordi e...” perché no, anche “degli orbi”. Di quelli cioè che - approfittando dell'incapacità di politici ed intellettuali dell'area di difendere gli interessi dei meridionali – con la complicità dei governi centralisti - ricattati dalla maggior forza economica e finanziaria del Nord - hanno colonizzato il Sud, azzerandone il livello di crescita preunitario e riducendolo nelle odierne ccondizioni di sottosviluppo. E non contenti, continuano a sostenere che il “residuo fiscale” li costringe a pagare più tasse, rispetto ai servizi ricevuti ed affermare, come ha scritto Francesco Carella su “Libero“ che chi rifiuta l'autonomia delle Regioni del Nord vuole depredare il Sud”, dimenticando che questo lo hanno già depredato loro e ancora continuano, fingendo di non sapere e non vedere che: 1) incuranti che una legge speciale del 1950 imponesse di localizzare al Sud il 40% dei propri investimenti ordinari, Aziende partecipate, Ministeri ed amministrazioni hanno continuato ad investire il 35% del loro pil al Nord e soltanto lo 0,5% al Sud; 2) con la legge di stabilità 2014, Renzi & c., hanno deciso che dei 5.8miliardi a disposizione del sistema ferroviario nazionale, il 99 per cento (5,74miliardi) finisse al Nord e solo l’1 (60milioni) al Sud; 3) Premialità e risorse sono assegnate agli Atenei sulla scorta di parametri, teoricamente neutri, ma in realtà, penalizzanti per quelli del Sud: numero dei pasti erogati, alloggi e strutture messe a disposizione degli studenti (ma si premia la ricettività alberghiera o la qualità dell’offerta formativa?); il numero degli studenti che s'iscrivono al secondo anno e dei laureati che riescono a trovare lavoro nei 3 anni successivi al conseguimento della laurea. Il che, squilibra il sistema universitario e spinge i ragazzi meridionali ad emigrare verso gli atenei del Nord, producendo così, una perdita dei consumi pubblici e privati di 3 miliardi l'anno per il Mezzogiorno; 4) una legge, del 1931, allargata nel 1984 e completata nel 2001, indica esplicitamente quanti: 17 e quali: 13 del CentroNord; 2 internazionali, 2 nazionali e nessuno meridionale; siano gli enti culturali da “finanaziare”; 5) in vista dell’apertura del raddoppio del Canale di Suez, dell’allargamento di quello di Panama e nel mentre la Cina riapriva la storica “via della seta” - anziché potenziare il sistema ferroviario meridionale per adeguare i porti del Sud, alle nuove esigenze - si è preferito puntare sulla “rete ferroviaria ad alta velocità, in grado di servire soprattutto le principali città del Centro-Nord tagliando fuori i porti meridionali. E non dimentichiamo, infine, che il Sud è il mercato di vendita di tantissimi beni prodotti al Nord e dal momento che il 25% dell'Iva sui consumi finisce alle regioni dove ha sede legale l'azienda produttrice, il Mezzogiorno ne diventa anche uno dei maggiori contribuenti fiscali. Vien da chiedersi, quale sarebbe oggi la realtà del Sud, se non avesse dovuto subire queste (e anche altre, in verità, ma sarebbe troppo lungo, elencarle tutte) dimostrazioni di “contrarietà” dai Governi succedutisi nei decenni. “Ai posteri, l'ardua sentenza”! Sicchè, non basta dire “no” alla richiesta di autonomia, dei governatori: Fontana e Zaia, ma bisogna contrapporgli, con ancora maggior forza e convinzione, la richiesta dell'istituzione di una macroregione autonoma del Sud. Richiesta, per la quale, nel giugno scorso, per altro, sono stati già presentati alla Regione Campania i quesiti su cui i cittadini dovranno esprimersi.

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