Giovedì 20 Settembre 2018 - 19:25

Il tecnico ha qualità e varianti tattiche

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Quello che non t’aspetti. Il Napoli di Ancelotti esce alla grande da un inizio di campionato che proponeva due ostacoli alti. Per giunta, gli azzurri  vincono sempre in rimonta. Un gol cancellato alla Lazio, addirittura due al Milan. È un grande segnale, al netto dei buchi difensivi. Vuol dire che il Napoli, costruito da Benitez e creato da Sarri, non ha perduto la qualità e la voglia di sorprendere concretizzati nei 91 punti del campionato scorso. Non era finito il Napoli di Sarri (scende in campo praticamente la stessa squadra senza Jorginho), era finito il ciclo di Sarri. Il Napoli, portato al massimo delle possibilità da allenamenti maniacali e da una guida ossessiva, aveva bisogno di … respirare. L’arrivo di Ancelotti l’ha consentito. Con la saggezza, la calma e l’esperienza di una lunga carriera, costellata da grandi vittorie, Ancelotti ha “convinto” la squadra di essere ancora una grande squadra. Gli azzurri non potevano “dimenticare” dall’oggi al domani le ricche “conoscenze” della guida di Sarri. Carletto li ha aiutati evitando di cancellare il passato, facendone invece tesoro e aggiungendo la “delicatezza” della sua mano nel ritoccare il telaio azzurro e la “spensieratezza” di un carattere fermo ma non opprimente. È servito anche il karaoke di Dimaro. Sono servite la personalità indiscutibile di un tecnico di primo piano e la sua capacità di inserirsi in un progetto ancora vivo. Poi ci sono, naturalmente, gli “accorgimenti” che hanno rivitalizzato una squadra probabilmente esausta che aveva bisogno di un “venticello” di novità per riprendere un magnifico cammino. Cominciando dal coinvolgimento di tutti i giocatori della “rosa”, un segnale nuovo rispetto alla conduzione di Sarri, per passare a un nuovo assetto di gioco puntando intelligentemente sul lascito di Sarri. Le novità più interessanti riguardano l’attacco, sollecitate anche dal recupero di Milik. Sul fronte avanzato si gioca diversamente non solo per la presenza di un “vero” centravanti. Col passare del tempo, si fanno sempre più chiare le intenzioni di Ancelotti che non portano, come si temeva, al ritorno dell’esecrabile staffetta Insigne-Mertens, ma a un 4-4-1-1 in corso di partita in cui l’inserimento del belga non esclude la permanenza in campo dello “scugnizzo”, come s’è visto nel finale contro il Milan. Linea a quattro (Callejon, Allan, Zielinski, Insigne) e Mertens alle spalle di Milik. Pronto il “rattoppo difensivo” con Diawara. Il mutevole modulo tattico di Ancelotti (4-3-3, 4-4-2, 4-4-1-1, 4-2- 3-1) propone un Napoli camaleontico di più complicata “lettura” per gli avversari. È un’altra novità rispetto a Sarri, inchiodato al 4-3-3 con cambi ruolo per ruolo, e tiene “all’erta” tutti i giocatori della “rosa”. In Ancelotti prevale la scelta della qualità che il Napoli ha in abbondanza senza però che l’abbondanza porti a “dolorose” esclusioni. Proprio il coinvolgimento di tutta la “rosa” impedisce il taglio netto tra titolari e rincalzi cancellando la vecchia formula dei titolarissimi. Nel calcio moderno si gioca ormai in quattordici, tutti devono esser pronti e tutti sono considerati alla stessa maniera. Si diceva della qualità che Ancelotti predilige superando schemi ideologici e tattici. Ed ecco l’impiego “fisso” di Zielinski (altra novità di rilievo), non più in alternativa ad Hamsik, ma addirittura in tandem con Marek sulla linea mediana. Sembrava un doppio azzardo per la scarsa propensione dei due a fare filtro e per il ruolo di mezz’ala offensiva che li accomuna e ne escluderebbe contemporaneamente l’impiego. Ancelotti sta lavorando con caparbietà perché lo slovacco e il polacco superino il personale ”istinto” di gioco completando il loro “bagaglio tattico”. Questo, molto probabilmente, è l’esperimento-cardine del Napoli di Carletto unitamente all’altra novità, gli esterni di difesa (Hysaj e Mario Rui, poi verrà il turno di Ghoulam) sollecitati a “salire” mentre gli esterni di attacco (Callejon e Insigne) “entrano” nel campo. La novità consiste nel fatto che questo “meccanismo” è diverso dalle consuete sovrapposizioni. Anche in questo caso c’è però molto lavoro per l’allenatore perché Hysaj e un po’ meno Mario Rui non hanno la migliore qualità nel concludere l’azione e non eccellono nel cross. Hysaj soprattutto spinge bene ma, poi, s’arresta con un inefficace passaggio indietro o battendo il cross sul diretto difensore. Malcuit (carente però nella fase difensiva) e Ghoulam saranno la soluzione? In ogni caso, Ancelotti ha un ventaglio di proposte per superare le difficoltà non essendo rigidamente legato a uno schema. Ultima curiosità l’impiego dei “nuovi” che soprattutto in attacco (Verdi, Ounas, Younes quando sarà disponibile) consentiranno variazioni e freschezza atletica. Si avvicinano altri fronti di gioco e tutti andranno in campo.

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