Lunedì 10 Dicembre 2018 - 12:54

Il vestito macchiato dei maestri del fango

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Chi va per questi mari questi pesci piglia. Se sei giacobino e giustizialista, se vuoi che un processo sia eterno, che la forca sia elevata a comportamento sociale, che per presunti innocenti ci sia la condanna mediatica certa prima di quella penale forse, beh, poi non ti puoi mica lamentare. Non ti puoi lamentare se ti beccano a partecipare ad una società con un dipendente in causa per lavoro nero, pretendendo di uscirtene a buon mercato. Fosse stato un altro, la cosa sarebbe scivolata via come una pilloletta appena un po’ amara. Ma un grillino no. Non dopo averci bombardato i maroni con l’onestà. Tuttavia, in questa vicenda non c’è nulla di sorprendente. Culturalmente M5S è figlio della sinistra peggiore: quella paracomunista che negli ultimi anni è stata ben rappresentata da girotondi, popoli viola, manipulitismo a manetta e via enumerando tutte le varie maschere dietro le quali si nascondevano i nipotini di Berlinguer e della mai abbastanza vituperata “questione morale”. Che della morale era il suo contrario: il moralismo. Più che invocare il classico due pesi e due misure, più che urlare che “il Movimento è sotto attacco”, sarebbe forse il caso che i casaleggini associati si mettessero a studiare cose come la democrazia, gli equilibri tra i poteri, lo Stato di diritto, le garanzie e, già che ci sono, dicano pure ai loro adepti di smetterla con gli insulti. A cominciare da quelli ai giornalisti, cui spetta l’ingrato compito di raccontare che i diversi dagli altri forse non sono poi così diversi. Com’è capitato l’altro giorno al nostro Fabio Postiglione, cronista giovane ma di razza antica e spalle larghe, preso a male parole in quel di Mariglianella e minacciato da certi figuri, sedicenti adepti del Movimento, solo perché stava provando a fare al meglio il suo lavoro. Fortuna che il nostro Fabio non è tipo facile a impressionarsi, ma questa caccia ai giornalisti «puttane e sciacalli», «servi del potere» (ma il potere ora non sono loro?), la dice lunga su quale sia la cultura politica che informa il Movimento 5 Forche. Allora chi la fa l’aspetti, caro Di Maio. Del resto cosa pretendono i grillini? Il silenzio su una cosa che se fosse capitata a qualunque altro leader politico l’avrebbero lapidato in pubblica piazza social? Dopo aver elevato il vaffanculo a nuovo saluto d’ordinanza, aver stazionato giorni e notti davanti al buco della serratura dei nemici, alla ricerca di ogni pretesto per dipingerli come il male assoluto, adesso cosa vogliono? Che si stia tutti zitti e buoni? Che non si parli? Bravissimi a mettere il fango nel ventilatore, ora che nel vortice è finito il loro ministro i grillini vorrebbero staccare la corrente. Non hanno capito che se il ventilatore della gogna mediatico-giudiziaria decidi di accenderlo, poi per spegnere l’incendio che alimenta non bastano neanche tutti i pompieri della California. Una volta legittimata l’idea che un politico sfiorato dal sospetto - anche non indagato - è un mascalzone fino a prova contraria, e anche se esce pulito qualcosa sotto ci doveva pur essere, difenderti diventa impossibile. Il grillismo e i suoi maestri, teorici dell’uso politico della giustizia, hanno avvelenato i pozzi della politica. Solo che ora sono al governo e con quei pozzi devono farci i conti. Oggi M5S invita a moderare i toni, ad andarci piano, ad aspettare prima di sputare sentenze, affermando che comunque Giggino non c’entra nulla con gli affari del padre. Giusto, che c’azzecca? In fondo lui dell’azienda di famiglia è solo socio al 50%. E fermiamoci qui. Non vorremmo essere accusati d’essere grillini giustizialisti. Sarebbe davvero troppo. P.S. Di tutta questa storia una domanda resta sospesa: visto che nessuno si era accorto che l’operaio lavorava in nero, che facciamo? Glielo diamo sto reddito di cittadinanza?

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