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Cari amici lettori, le cronache della settimana m’inducono a intrattenervi sulla carità. Nell’uso comune, questo termine è strettamente connesso all’accattonaggio. Un tempo i pezzenti, stendendo la mano al passante, dicevano: “Fate la carità”. Oggi pochi accattoni pensano nella nostra lingua, poiché la maggior parte di loro appartiene a due categorie di stranieri: i rom e i negri. I rom sono donne, normalmente accessoriate di un bimbo (spesso pezzottato, cioè preso in affitto), perché la “criatura” è atta a stimolare la pietà dei passanti. Questi, peraltro, sono anche indignati per l’indecente sfruttamento degli innocenti bambini. Ancor meno graditi i negri, tutti giovani e robusti, che ben potrebbero lavorare al loro paese invece di venire, non invitati ospiti, qui da noi per molestare la gente; né può consolarci che, se non pagano tasse allo Stato, onorino i loro doveri di contribuenti nei confronti della camorra che ha rilasciato licenza per la lucrosa attività. Non posso chiudere il discorso sull’accattonaggio senza ricordare i versi di Raffaele Viviani, il grande poeta molto sensibile alle sofferenze dei veri poveri: “Tu si’ crestiano d’abbuscarte, sènz’arte e né parte e sènza vriògna (pecché nun ne tiéne), assaie cchiù ‘e chi campa cu ll’arte, chi stènta cu ll’ógne sta vita de péne.”. Nella sua accezione primaria, però, la carità è cosa assai più seria: una delle virtù teologali, insieme a fede e speranza. Secondo la dottrina cristiana, la carità consiste nell'amare Dio e il prossimo per amor suo. Espressione somma e mirabile di questa virtù è stata la morte in croce di Gesù Cristo, sacrificatosi per mondare l’umanità dal peccato di Adamo. Sull’amore verso Dio non c’è nulla da aggiungere. La carità verso gli uomini non è sempre cosa lodevole senza riserve: una delle sue forme più diffuse è, infatti, la “carità pelosa” di quelle opere con le quali l’apparente carità nasconde il conseguimento di un proprio utile. La carità pelosa è sempre esistita, ma è mostruosamente diffusa ai giorni nostri, quando è quotidiana la pubblica insistente richiesta di fondi, destinati a opere benefiche, che poi finiscono per arricchire i sedicenti benefattori. Qualcuno fra voi si starà chiedendo, a questo punto, quale sia il fatto di cronaca che mi ha trascinato su quest’argomento. Beh, riguarda personaggi che dovrebbero praticare questa virtù nella forma più alta, quella dell’amore verso Dio, da nutrire e indurre a sentire i fedeli, cioè le pecore loro affidate da Nostro Signore Gesù Cristo. Non è esattamente quel che ha fatto monsignor Konrad Krajewski, cardinale nonché elemosiniere di papa Francesco, che sabato scorso è sceso negli scantinati del fabbricato in Roma, Via Santa Croce in Gerusalemme 55, per rompere i sigilli apposti ai contatori della luce elettrica. Il palazzo, di proprietà di una banca, è occupato dal 2013 a iniziativa degli attivisti di Action, movimento di estrema sinistra (gente dei c.d. centri sociali, tanto per capirci). Qualcuno potrebbe pensare che la discesa agli inferi (beh, non proprio il regno di Satana, appena uno scantinato, anche se Sua Santità in passato scherzosamente definì il prelato un “diavoletto”) dell’elemosiniere pontificio sia stata una sconsiderata iniziativa personale. No, poiché “Avvenire” ha apprezzato il gesto, mentre il Papa non ha sgridato il “diavoletto" e anzi lo promuoverà a capo del nuovo importantissimo dicastero della carità. Difficile, allora, concludere che l’atto criminale non risalga alla volontà pontificia: atto criminale, peraltro, che non richiedeva grande coraggio, essendo l’impunità assicurata dall’extraterritorialità vaticana. Un atto criminale, peraltro, posto in essere dai soggetti più qualificati per fornire un educativo esempio al popolo cristiano. Beati i poveri? Non sono davvero questi i predestinati al regno dei cieli. Gente che da anni non paga affitto né forniture e svolge nell’immobile anche attività economiche, commerciali e ricreative. I cittadini onesti, intanto, pagano alle società elettriche, nelle proprie bollette, i canoni evasi dagli abusivi! Krajewski e Bergoglio non hanno manifestato alcuna intenzione di pagare i trentamila euro di arretrati dovuti al fornitore dell’energia. Né l’uno né l’altro hanno mai pensato di ospitare questa gente in uno degli innumerevoli palazzi di cui dispongono. Allora, cari amici lettori, in questo caso la carità non c’entra. La carità si fa con la tasca propria, non con quella degli altri. Non è un caso che una buona percentuale di occupazioni abusive sia gestita dalla criminalità organizzata. Non stiamo parlando di carità, allora, ma di delinquenza: la violazione dei sigilli è un delitto, anche se gli autori non sono perseguibili. Come dite? Non sta bene parlar male delle gerarchie vaticane? Certo, non si fa, quando rappresentano la Chiesa di Pietro. Quando fanno politica (e cattiva politica), la critica non solo è lecita, ma è dovuta. Gesù non fu tenero con farisei e scribi, poiché predicavano bene e razzolavano male. Figuriamoci se avrebbe approvato chi non solo razzola male, ma predica peggio. Violare le leggi e le regole della convivenza sociale non è lecito per chi dovrebbe obbedire a un signore che disse: “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.