Domenica 23 Luglio 2017 - 0:59

La Chiesa alla ricerca della sua “dritta via”

Opinionista: 

Ermanno Corsi

A Napoli anche per il cardinale Crescenzio Sepe non è facile muoversi fra la città di Dio e la città dell’Uomo. In una realtà che ogni giorno sfugge di mano, c’è bisogno di continui atti di volontà e chiarezza di idee. Alla rotonda Diaz (il luogo dove si Celebra il generale che portò l’Italia alla vittoria nella prima “grande” guerra), la più alta autorità religiosa napoletana celebra i “primi” 25 anni da vescovo: un giubileo “nato tutto dal cuore dei fedeli”, una kermesse gioiosa visto che “hanno ballato anche le suore” e che le lettere pastorali dell’arcivescovo conquistano l’onore della scena (il cronista ricorda lettere di precedenti cardinali, come Michele Giordano e Corrado Ursi, le cui lettere erano autentiche strigliate per il potere politico dormiente). Per Sepe si annunciano giorni di eventi che vengono vissuti con l’urgenza di ritrovare la “dritta via”: per Dante l’uscita dalla selva della corruzione e per la Chiesa la illuminazione della fede. Presente, in questa prima tappa del giubileo, il sindaco de Magistris. Per lui Napoli è piena di “passione”. Voleva forse dire “patimento?”. Che abbia avuto un momento di sincerità davanti al cardinale? *** DOLOROSA RIFLESSIONE. Per la Chiesa che vuole vivere dentro la realtà da militante e non da corpo separato, la congiuntura è tra le più tormentate. C’è Pizzofalcone come emblematica “collina del disonore” su cui non sì è ancora fatta piena luce: quanti sacerdoti coinvolti in episodi di omosessualità, o pedopornografia, fra Napoli, Pozzuoli e altri luoghi di culto? Gli interrogativi pesano come spade roventi. A Vallo della Lucania un sacerdote ha recentemente fatto abortire la giovante amante. Ma ulteriore sconcerto è dato dal fatto che, pur sotto processo per la magistratura italiana, continua a fare il parroco, a dire messa e a confessare i fedeli… *** LE DUE GIUSTIZIE. È un confronto certamente impari fra quella terrena e quella “divina”, per diversità di situazioni e di mezzi istruttori impiegati. Ma una minima comparazione si può fare. Sulla spiaggia di Meta di Sorrento un insegnante compie una violenza sessuale su una minorenne: la Cassazione in tempi veloci lo condanna a sei anni e mezzo. Per gli “orchi” del parco verde di Caivano si preannunciano verdetti molto severi. I tribunali ecclesiastici invece? Procedono a passi di piombo con tempi oggettivamente lunghi. Che siano più perdonisti di quelli laici? Anche di fronte alle sollecitazioni di molti fedeli che scrivono lettere di stupore ai giornali, le autorità religiose osservano la regola delle bocche ermeticamente chiuse. *** PIAGHE E SPINE. Anche a Napoli la Chiesa e la società ne hanno tante, sulla testa e nel corpo. Tra gli 80mila adolescenti che ogni anno, nel nostro Paese, subiscono atti sessuali, più di mille sono campani. Nasce la rete dei pediatri “salvabimbi” col proposito di dire ai preti, in particolare,“vade retro Satana”. Quando ci si mettono anche loro a diventare ladri d’infanzia, i promotori dell’iniziativa allora davvero pensano che non c’è più religione! Il diavolo, hanno sperimentato, è subdolo perché si nasconde sotto il volto delle persone meno sospettabili e, almeno sulla carta, più affidabili. *** ABBANDONI E ABIURE. Quando l’abito talare pesa troppo, non resta che toglierselo di dosso e buttarlo alle ortiche. Non solo i duecento sacerdoti pedoporno, indagati e condannati per lussuria, ma molti altri (più di mille) ogni anno gettano la spugna. Le cause: crisi di fede, irrequietezza spirituale, instabilità affettiva, contrasti con la gerarchia ecclesiale. Napoli vi è dentro con la platea dei suoi 50mila sacerdoti diocesani e religiosi. Ogni anno almeno 30-40 di loro chiedono “dispensa dal ministero” o l’anno sabbatico per “superare difficoltà e dubbi”. *** UN DIAVOLO PER CAPELLO. L’espressione, fortemente idiomatica, non ha un autore. È frutto di creatività spontanea. Indica nervosismo e preoccupazione “come se si avesse in testa una matassa di diavoli che tirano i nostri capelli” (meglio, quindi, sarebbe essere completamente calvi…). Il diavolo, però, vuol dire che c’è e lo si può usare come epiteto senza per questo offendere nessuno. Nella chiesa di Santa Marta perfino papa Bergoglio ha parlato di “quel diavolo di Gesù” e qualche osservatore ha pensato che “quella bestemmia” avrebbe fatto “venir giù la Chiesa”. Niente di tutto questo. Il Vaticano dimostra solo di essere molto compreso dei problemi del celibato per i preti e del nubilato per le suore: dogmi di fede o solo norme che possono essere cambiate? Dal Concilio Vaticano II in poi, molte e contrastanti le riflessioni sul tema. *** FORTE RESISTENZA. Il cardinale Crescenzio Sepe, originario di Carinaro, ha fatto molta strada dall’entroterra casertano a Roma. È uomo che ha ben presente la complessità della “sua Chiesa” e tutta la riassume anche nelle circostanze più varie: quando dona un pezzetto di cranio di san Gennaro alla chiesa ortodossa russa (nella diocesi di Slustk il culto del patrono partenopeo è molto diffuso e tanti bambini vengono battezzati col suo nome); oppure quando, a Suor Orsola Benincasa, consegna il premio “Napoli città di pace” a Federico Cafiero De Raho, procuratore capo della Repubblica a Reggio Calabria, e allora il riferimento va alla lotta alle mafie, alla corruzione e ai poteri illegittimi che minano per tutti ecosistema, coscienza morale e convivenza civile.

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