Venerdì 21 Settembre 2018 - 9:13

La danza macabra delle istituzioni

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Giorno dopo giorno si ha chiara la sensazione che, con il crollo del ponte Morandi a Genova, siano sprofondati non solo i camion e le auto che abbiamo visto tragicamente accartocciati in tv, ma, soprattutto, tristemente, le nostre istituzioni, alle prese con una danza macabra di dichiarazioni, contestazioni, accuse, minacce mai vista in precedenza. In poche ore, attraverso i soliti tweet si è deciso di tutto. La revoca della concessione alla società Autostrade (senza un minimo riscontro giuridico), la sospensione della lettera di messa in revoca (ma attenzione, che il ponte lo ricostruisca Autostrade), la definitiva comunicazione del ministro alle Infrastrutture, Toninelli, dell’avvio delle procedure per la revoca della concessione stessa (non comunicata in una qualsiasi sede parlamentare ma sulla pagina del social network preferito). Cosa contino, con i corpi ancora sotto le macerie, gli accertamenti, le indagini, il parere dei tecnici, qualche rapida commissione d’inchiesta sono elementi assolutamente trascurabili. Cosa conti poi il Parlamento, qualcuno, prima o poi, avrà modo di spiegarmelo, perché i palazzi della politica continuano tranquillamente a restar chiusi, tutti i parlamentari, governo escluso, perseverano nel godersi beatamente le vacanze e solo qualche voce dell’opposizione, mai così flebile, chiede all’esecutivo di riferirne in Parlamento. Mentre si leva alta la voce dei parenti delle vittime che, in larga parte, sdegnosamente, rifiutano il funerale di Stato. Un dato che fa riflettere ulteriormente. C’è da meravigliarsi ancora di questa deriva politica? C’è da stupirsi ulteriormente? Oggettivamente, no. Anche perché le posizioni dei 5 Stelle, su questo piano, sono tradizionalmente note. Per Grillo, ormai, i deputati vanno scelti per estrazione, una riffa istituzionale, cosa molto simile a quanto già avviene nel suo partito. Per il giovane Casaleggio, invece, c’è da avviare rapidamente un superamento della democrazia popolare e rappresentativa con la progressiva scomparsa del Parlamento. Tutto il potere resta concentrato nel governo che ha un sovrano, assoluto dominio su tutto. Cosa contino, in questo contesto, le forze d’opposizione, le Commissioni parlamentari, il dibattito politico e le pagine della democrazia resta un mistero buffo. E a chiunque avesse voglia di contestare l’operato del governo, il muso duro tipico del modello Trump: i giornali, spesso, hanno parlato poco di Autostrade perché il gruppo Benetton è nell’azionariato di una serie di giornali, perché lo stesso gruppo dispensa pubblicità a piene mani, perché lo stesso gruppo finanzia partiti politici, perché lo stesso gruppo paga le tasse in Lussemburgo. Accuse gravissime che alcuni hanno provveduto, nelle ore successive, a rinviare sdegnati al mittente. L’ Italia osserva smarrita sotto l’ombrellone. E in questo Medioevo politico ci soccorrono le parole di un protagonista dell’epoca, Lorenzo de’ Medici. Stavolta, davvero, del doman non c’è certezza.

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