Mercoledì 14 Novembre 2018 - 10:57

La dignità persa del (de)cretino

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Ritenetevi serviti. Voi, che avevate celebrato il funerale della destra e della sinistra; voi, che avevate annunciato l’arrivo dei “populisti” perché il popolo vi aveva abbandonato; voi, che avevate garantito che tutto sarebbe cambiato e il vecchio non sarebbe più tornato; ecco, voi ora cosa avete da dire a vostra discolpa? La destra e la sinistra non sono mai state così vive come adesso. Tutto ciò che Salvini fa sull’immigrazione è di destra. Destrissima. Tutto ciò che Di Maio fa sul lavoro è di sinistra. Sinistrissima. Loro ovviamente sostengono il contrario perché gli conviene, ma i fatti parlano. E s’incaricheranno di far esplodere le contraddizioni di chi sta insieme, ma insieme non può stare. Per quanto i dioscuri gialloverdi si sforzino di non pestarsi i piedi, il loro è un ossimoro insostenibile che alla lunga mostrerà la corda. Ma intanto fa danni. Non solo per gli immaginifici programmi di spesa in deficit annunciati (in perfetta continuità con i predecessori e salutateci il cambiamento), ma anche perché partorisce cose come la Giggineconomy. Che non è la versione comica della Gig economy, ma un misto d’ideologismo rosso d’antan e d’incompetenza di chi del mondo del lavoro ne sa quanto uno zoticone di bon ton. Non si spiega diversamente l’illusione di chi crede che punendo la scelta contrattuale del tempo determinato, aumentandone costi o rigidità normative, automaticamente le imprese assumeranno a tempo indeterminato. Magari! Se così fosse, per far ripartire l’occupazione - quella vera - basterebbe un decreto. Appunto. È sempre la vecchia idea dirigista della sinistra. Propaganda di basso livello. Invece di ridurre le tasse a famiglie e aziende, tagliando sprechi e debito, il pluriministro del non sviluppo s’è inventato un “decreto dignità” che sembra il manifesto dei Cinque Stelle per quanto è disancorato dalla realtà, vacuo, un contenitore di slogan il cui unico esito sarà ottenere l’effetto opposto a quello proclamato. Insomma, un’idiozia che lascia inalterati tutti i problemi: disoccupazione sempre alta, stipendi sempre più bassi, lavoratori sempre più poveri, tutele sempre per pochi. Qui si confondono lavoro e welfare. Un pasticcio figlio di un’idea vecchia e tanto cara alla sinistra politica e sindacale: che il sale dell’economia sia la contrapposizione tra padroni e dipendenti e tra capitale e lavoro. Ciò che questi piccoli epigoni berlingueriani non sanno, è che la vera opposizione è invece tra chi produce ricchezza e lo Stato che soffoca i produttori e drena una quantità enorme di risorse, redistribuendole con criteri clientelari ed elettoralistici. Il risultato è che per quanto la si cerchi, della dignità continua a non esserci traccia. E non basta il titolo di un decreto a farla rientrare dalla porta. Siamo giunti al ridicolo che il ministro Tria ha rivendicato come un merito il fatto che finora nessuna delle spese pazze scritte nel contratto Lega- M5S sia diventata realtà. Come dire: la credibilità dell’Esecutivo si misurerà sulla capacità di non realizzare le promesse farlocche fatte. Esilarante. Se ci fosse stato lui al posto di Padoan, avremmo evitato di gettare miliardi nel water. Il decreto Di Maio, la Dual tax di Salvini e le ricette di Tria sono posizioni in contraddizione tra loro, e con la fine degli acquisti di Btp da parte di Draghi potrebbero esplodere provocando guai seri. A noi, mica a loro. Intanto si continua a rinviare a babbo morto la promessa riduzione delle tasse. Non ci sono i soldi? Falso. Ci sono, ma nessuno ha il coraggio di prenderli perché vorrebbe dire perdere voti di cricche e lobby, la cui principale occupazione è vivere grazie alla redistribuzione delle risorse assicurate da chi produce. Basterebbe questo per garantire molta più dignità del decreto Giggino.

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