Venerdì 16 Novembre 2018 - 17:59

La mossa tattica del premier Renzi

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Arthur Schopenhauer sosteneva che la vita fosse una tragedia, ma l'insipienza dell'uomo inducesse a viverla da commedia. Non fosse che ne va un po' anche dei nostri più diretti interessi, ci sarebbe da occuparsi d'altro: come ad esempio dell'assassinio d'uno dei principali avversari del presidente russo, Vladimir Putin, non proprio bazzeccole insomma. Ma le primarie del Pd a Napoli hanno superato ogni limite di decenza. Dopo, se non ho mal contato, almeno quattro rinvii e svariati candidati, si è votato. Ma come? In un modo che ha molto da fare col tragicomico. È nella più chiara evidenza che gli organi direttivi del partito hanno in ogni modo dichiarato d'osteggiarle. Diomio, l'han fatto in modi cuiriosi, opponendo, ad esempio, una new entry, non della politica, ben s'intenda, ma del Pd, come il bensì navigato Gennaro Migliore, ma certo non facilmente commestibile da parte di chi può esibire ben altri titoli di militanza in quel partito. E l'han fatto senza saper prendere le redini della situazione ma semplicemente assommando rinvii su rinvii, come sembrerebbe di chi non ha la forza del decidere o non vuol per i più vari motivi assumere decisioni. Addirittura un deputato del Pd, affermando d'interpretare il pensiero del Premier, ha dichiarato d'esser convinto che per le casse della Regione Campania sia meglio una rinnovata gestione di Stefano Caldoro che non il successo di De Luca o Cozzolino. Mentre un altro parlamentare, questa volta niente di meno europeo, nel lasciare il Partito democratico, almeno per il momento, ha dichiarato che le primarie saranno un revival di Forza Italia: con ciò garbatamente alludendo a contiguità e commistioni. Orbene le primarie, in un serio mondo politico ispirato ai valori democratici, servirebbero da potenziamento della democrazia: là dove la democrazia è matura. Ed a me non pare che sia questa la situazione campana. E dove non è matura dovrebbero però supplire – come insegnava Gramsci, ma anche l'intera storia della sinistra – le élites, vale a dire le dirigenze dei partiti. Che, essendo più strutturate e selezionate, avrebbero il dovere di filtrare tutti quei difetti e quelle disfunzioni, che son sempre presenti nei regimi democratici e che rischiano – come la filosofia politica sa da sempre, almeno da Platone in poi – di renderle il governo dei peggiori. Ebbene, nonostante tutto ciò, il Partito democratico consente che le primarie si svolgano tra un ex proconsole di Antonio Bassolino – non proprio, se la memoria non mi falla, il migliore degli amministratori che la Campania abbia avuto – nonché protagonista di precedenti primarie annullate, diaciamo così per sospetti brogli; e l'ex sindaco di Salerno che, se eletto alla Presidenza della Giunta Regionale verrebbe immediatamente sospeso perché c'è una legge che – al momento – proprio questo stabilisce. Ma si sa, in Italia le leggi... son consigli. Peraltro, il De Luca suddetto, è già stato candidato alla Presidenza della Giunta e, non eletto, ben si guardò dal farvi da oppositore: comprensibile scelta, ma non per chi decida di ricandidarsi. Dimenticavo: corre anche un parlamentare ex socialista, o socialista ancora, a creare suspsense. Ma l'interrogativo finale, che mi lascia pensieroso, è il seguente: segretario del Pd e Capo del Governo è un tal Matteo Renzi che, mi pare, di colpi a segno sappia portarne. Possibile che non sia stato capace d'impedir questo scempio: anche qui, forse, la parola, dato il contesto, è un po' retorica. Ma insomma che non sia stato capace d'impedire lo svolgimento di primarie tra un reduce del (non certo migliore) bassolinismo (perché del buono anche lì c'è stato) ed un ineleggibile, il cui tratto politico prevalente è un cipiglio che ricorda quello d'un capopalazzo del magico Ventennio? No, credo che ci sia qualcos'altro. Matteo Renzi, così la vedo, è un ottimo tattico, che forse potrà divenire un buon stratega. E quindi nel nostro caso dev'esserci una tattica geopolitica, dovrei dire se non fosse troppo eletta l'espressione per il nostro contesto. Impedire le primarie, sarebbe stato un gioco da ragazzi, per il segretario del partito e capo del governo (mi si perdoni qualche imbarazzante assonanza). Non averlo fatto ha qualcosa di troppo compromissorio per esser casuale. Ma le penne ce le rimette quel po' che residua di confronto democratico e, peggio, di buona amministrazione: la quale richiede controllo ed alternanza sempre incombente.   

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