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«’O pernacchio non è un suono.

’O pernacchio è rivoluzione, è libertà. ’O pernacchio è ’a voce d’ ’a gente ca nun tene voce. ’O pernacchio è un calcio in culo a tutt’ ’e putiente»

Quaresima. Tempo forte. Tem-po di digiuni e astinenze. Tempo di rinunce e sacrifici, liberi e volontari, attraverso i quali il popolo credente ricerca la purificazio- ne spirituale. Quaresima, tem- po di preparazione e di attesa, per poter poi godere dello splendore della rinascita pa- squale. Quaresima, sentitissi- ma ricorrenza religiosa, ma, mai come oggi, anche calzante metafora della situazione socio- economica di molti Paesi, tra i quali il nostro in modo partico- lare. Sulamente ‘a Grecia sta cchiù nguaiata. Digiuni, asti- nenze, rinunce, sacrifici. Po- trebbe anche leggersi “austeri- ty”. Pure stagnazione, reces- sione, deflazione, disoccupa- zione fanno ormai parte del ri- tuale liturgico della crisi fi- nanziaria che affligge milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Ma, in, verità, tra Qua- resima e “austerity” le diffe- renze non sono poche. Innanzi- tutto si parla di sacro e di pro- fano. Senza dimenticare che la vita e la qualità della vita sono sempre sacre e inviolabili. Comunque... la Quaresima dura quaranta giorni. Solo quaran- ta. Questa drammatica situa- zione economica già si misura in anni. Nun saccio si' me spiego! Sì, ogni tanto ci fanno ba- lenare qualche barlume di spe- ranza... la famosa luce in fon- do al tunnel... ma poi puntual- mente, o ’a luce se stuta, o ’o tunnel s’allonga. Sacrifici, ri- nunce, digiuni, astinenze. I cre- denti, ripetono la Quaresima la fanno nella massima libertà e per convinzione religiosa, gli altri li subisono, li patiscono, ne sono vessati e tartassati. Un crudele cilicio di miseria che penetra nella carne della gente, fino a farla sanguinare. I di- giuni e le astinenze sono senza regole, né osservanze. Se fa ’ a famma e basta! Credenti e non credenti stanno quotidiana- mente arruvinate. Durante la Quaresima agli osservanti vie- ne proibita la carne il venerdì... per tutti la carne è diventata, più preziosa d’ ’o ccaviale. Non la si mangia il venerdì, né la do- menica, né nelle feste coman- date. Molto frequentemente ci si astiene anche da tanti altri generi di prima necessità. Il ci- bo è diventato un lusso. Per non parlare delle medicine. Curar- si è sempre più difficile e co- stoso. Una volta gli armadietti degli italiani erano stracolmi di farmaci che spesso scadevano senza essere utilizzati. Sì, uno spreco di non poco conto. Oggi pure una purga è diventata merce rara. Quaresima. Tempo forte. Tempo di sacrifici, di ri- nunce, di digiuni, di astinenza. Ma poi viene la Pasqua. Sem- pre. Puntualmente. Dopo que- sta lunga, difficile, crudele cri- si socio - economica che verrà? Di sicuro non mancheranno ’e pernacchie.

BENEDETTO CASILLO