Domenica 20 Maggio 2018 - 11:55

La questione Napoli? Non è solo movida

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Bisogna tornare alla Costituzione. Chissà quante volte abbiamo sentito questo monito soprattutto nell’ultimo decennio. Stavolta, piace tornarvi anche a noi, in modo particolare, sul primo comma dell’articolo 2, in cui si dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Secondo lo spirito della discussione, che si ebbe nell’ambito della Prima Sottocommissione Costituente, per “diritti inviolabili” si intendono non soltanto quelli successivamente e specificatamente riconosciuti dalla nostra Magna Carta, ma anche tutti gli altri naturali e storici, preesistenti alla formazione dello Stato. Per capirci meglio: “Diritto di vivere , di muoversi, di parlare , di libertà fisica e interiore, che non ci può essere data e tolta da nessun Governo , quale approdo supremo del proprio personale destino”. Detto questo, ci si domanda: ma oggi, alla luce di quanto sta avvenendo a Napoli, in modo devastante negli ultimi tempi, non solo per il fenomeno della movida selvaggia, c’è ancora qualcuno che non sia un spergiuro, da poter affermare che i citati diritti siano stati seriamente rispettati, tutelati e difesi secondo il dettato costituzionale o un’etica del buon governo? Fosse solo questo, a preoccuparci ora c’è un drammatico insieme di carenze. Siamo ormai a uno scollamento amministrativo che, in medicina, si definisce “marasma”, una condizione di totale incontrollabilità. Fanno riflettere non poco anche le ultime indirette accuse di De Laurentiis al sindaco de Magistris, dopo essere stato con lui “culo e camicia”, sospettato addirittura di “familismo amorale”. Con tutto il rispetto dei tanti che operano con senso di responsabilità, Napoli ormai non è più una “questione emergenziale”, legata a circostanze passeggere a errori rimediabili in pochi mesi, ma rappresenta un “ingorgo” di vecchie e nuove problematiche, venute al pettine con drammatica urgenza. Anche se le colpe di de Magistris sono tante, per essersi illuso di poter risolvere i problemi con l’ipnosi della “napoletanità”, oggi noi paghiamo la cecità di una mancata visione strategica metropolitana, che viene da lontano e non ci stancheremo di ripeterlo, ha nomi e cognomi: Antonio Bassolino e Rosa Iervolino. I trasporti vanno a singhiozzo, i cantieri da fabbrica di San Pietro paralizzano una mobilità già lumaca; è penalizzato il settore terziario che qui ha sempre avuto una sua vitalità; la balneazione, antistante il lungomare senza auto, fatto passare come il simbolo di una svolta, è in forse per alcuni criminali scoli fognari, non ancora ben individuati; la viabilità è precaria; il turismo in crescita non è supportato da adeguati servizi e ciclici eventi culturali collaterali; resta permanente l’incubo rifiuti, in periferia non cambia nulla, la camorra è sempre in agguato: in questo contesto è chiaro che la sfiducia collettiva cresca a dismisura. È vero che ognuno può essere arbitro del proprio destino ma quando in una città non sono rispettati i diritti inviolabili, addirittura nel poter uscire e rincasare senza intralci, non c’è speranza di futuro. Spiace dirlo ma è così.

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