Mercoledì 26 Settembre 2018 - 9:54

La sfida delle periferie, un “flop” trentennale

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Una volta, in un giornale napoletano, tra i tanti in cui ho avuto la fortuna e il piacere di lavorare, c’era un bravissimo e vecchio collega, di consolidato mestiere, responsabile delle pagine sportive, il quale appena si accorgeva che vi era il rischio di ritardare l’uscita del giornale, a causa di qualche foto da mettere in pagina, non portata per tempo dal fattorino della “clichetteria” , risolveva tutto, con un invito-ordine perentorio al tipografo: “Sù, prendi una foto di Cudicini e chiudiamo la pagina”. Chi era Cudicini? Era un popolare portiere della Roma, la cui foto in archivio risolveva più di qualche criticità nella impaginazione del giornale. Un provvidenziale tappabuchi che risolveva il caso non il problema organizzativo. A farmelo ricordare in questi giorni è certa politica napoletana, la quale ci dà l’idea di ricorrere ancora a “Cudicini”, fuor di metafora, nel nostro caso, alla solita, ciclica disputa sul “recupero delle periferie”, momentaneamente appagante ma in prospettiva non facile da risolvere. Ricordo che Bassolino, nel suo primo programma elettorale del 1993, puntò larga parte proprio sul loro recupero, ne fece un tema predominante anche in funzione di una coerenza ideologica da vecchio comunista operaista, deciso a misurarsi, ancora e sempre, con il popolo: l’ultimo zoccolo duro del Pci. Che cosa però si verificò dopo il voto, nel quale fu eletto sindaco di Napoli che, passata la festa, fu gabbato lo santo: non solo il neo sindaco non fece nulla ma l’opposto: privilegiò il centro, gli interessi di una borghesia fluttuante, che gli aprì salotti, tinelli e cortili. In seguito, non si è comportata diversamente la sindaca Iervolino fallimentare a Napoli Est, a Napoli Ovest e al Centro. Solo la Chiesa di Napoli si è distinta, sempre prodiga di carità e di solidale vicinanza verso gli emarginati , dai tempi lontani del Cardinale Corrado Ursi all’odierna guida del cardinale Sepe. Questo abbandono, apparentemente assimilato e assimilabile alle generali situazioni critiche della città, nell’arco di un trentennio ha prodotto una catene di aspre sofferenze e di gravi fenomeni sociali. E così nel tempo, “la periferia strutturandosi intorno al potere imprenditoriale dei clan - lo ha scritto Saviano - permetteva di macinare capitali astronomici, inimmaginabili per qualsiasi agglomerato industriale. I clan avevano creato interi indotti industriali di produzione tessile e di lavorazione di scarpe e di pelletteria”. Parliamo, per capirci meglio, di un territorio che va da Secondigliano, Scampia, Piscinola, Chiaiano, Miano, San Pietro a Patierno, sino a Giugliano - che salda le periferie all’hinterland con la odierna cosiddetta città Metropolitana. Ancora fumosa e invisibile. Ora da qualche settimana, la iniziativa del neoleader del Pd Martina, che ha voluto tenere di proposito una riunione di segretaria a Scampia, ha rilanciato il tema delle diseguaglianze urbane. È un fatto molto positivo, giudicabile però solo tra qualche anno e poter finalmente dire che si è voltata pagina.

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