Domenica 21 Ottobre 2018 - 6:59

La telenovela Ruby e la rottura di scatole

Opinionista: 

Rodrigo Rodriguez

Stava ragionando di percentuali (piazzando Fi al 40% circa), giurando contro gli inciuci, aprendo a una sanatoria per gli abusi edilizi di necessità e promettendo linea dura nei riguardi degli immigrati clandestini, quand'ecco che ha dovuto aprire l'agenda e segnare ai giudici, fissato al 9 maggio. Il tempo di votare (nuova bomba a orologeria?) con l'auspicio di formare il nuovo governo, e Silvio Berlusconi dovrà definire l'ennesima linea difensiva. Rispunta Ruby, una e trina. Maledetta quella notte del 28 maggio 2010, con la ormai ben nota "tarantella" nella questura di Milano. Sono trascorsi circa otto anni e le rogne legate all'avvenente marocchina non si fermano. Tutt'altro. Il Cavaliere rischia di andare nuovamente alla sbarra, portando con sé con l'ex menestrello napoletano Mariano Apicella. Fino a ieri - diciamo la verità - la storia delle olgettine, i bunga-bunga e le sorprese che continuamente riservavano Arcore e Villa San Martino suscitavano una morbosa curiosità e una pruriginosa immaginazione, malcelate dietro perbenismo e strafottenza. Un esercito di 130 donne - tante ne sono state contate - alla corte un "superman" Silvio, audace condottiero. Il "catalogo" iniziava con la famosa "ape regina" Sabina Began per finire con la semisconosciuta Giada Culite. Fino a ieri si sprecavano i giudizi di condanne (processuali e morali) o di approvazioni libidinose: una specie di sport nazionale. Ieri, nettamente, la "svolta": non se ne può più, Ruby (ter) ha letteralmente rotto le scatole. Ora la telenovela sta diventando poco beatifull. Ciarpame. Scoperte altre bellissime ragazze "stipendiate" per non "cantare", per non svelare le serate ultra-mondane? No. Stavolta c'è un vero cantante, il verace e all'epoca privilegiato Apicella, interprete delle canzoni scritte da Berlusconi. Che è successo, anche lui è stato pagato? Ma certo - secondo l'accusa - avrebbe intascato 157mila euro per rendere falsa testimonianza. Acqua in bocca, non c'erano femmine nelle residenze dell'ex premier. "Per nun te penzà" cantava Apicella al Cav. Forse, poi, l'ha pensato troppo. Ma davvero non se ne può più. Un reato simile all'altro, fotocopia, settimana dopo settimana. Ma possibile che solo la donna delle pulizie, quella che sicuramente scopava (leggi, spazzava) sia rimasta a bocca asciutta?

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