Martedì 28 Marzo 2017 - 16:03

La teppaglia rossa non salverà il Sud

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Una vergogna. A quando un corteo contro chi ha ucciso Napoli e il Sud? A quando una protesta di piazza contro politici incapaci, amministratori disonesti, immungitori di pubblico denaro travestiti da imprenditori, inquinatori e - già che ci siamo - camorristi e delinquenti che tengono in ostaggio un’intera città? È mai possibile che Napoli, dove l’Amministrazione non riesce neanche a far funzionare i bus e la libertà è conculcata ad ogni ora del giorno e della notte da criminali d’ogni risma, resti bloccata a parlare di Salvini per giorni e giorni? Personaggi in cerca d’autore, mestieranti senz’arte né parte, professionisti dei disordini e teppisti di un sinistrume battuto dalla storia, sono andati in piazza ieri per ricordare che la violenza resta la loro cifra politica più efficace. Il tentativo di negare all’ultimo momento l’uso della Mostra d’Oltremare al leader leghista non solo è stato irresponsabile e provocatorio, ma ha avuto l’effetto di far salire ulteriormente la tensione. La teppaglia rossa che ieri ha messo a ferro e fuoco Fuorigrotta è la stessa a cui la sinistra ha dato in questi anni copertura politica e legittimazione. Qui Salvini non c’entra nulla. I lettori sanno che il “Roma” non ha mai risparmiato critiche alle posizioni antimeridionali e antinapoletane della Lega. Ma il punto è proprio questo: il massimo del danno provocato da Salvini e compagni sono quattro chiacchiere da bar. Parole che, fino a prova contraria, non si può certo sostenere che abbiano causato chissà quali disastri e sconquassi. Che dire, invece, di chi ieri ha tenuto in ostaggio un intero quartiere commettendo reati? E soprattutto di coloro che non con le parole, ma con i fatti concreti, in questi ultimi decenni hanno inferto colpi durissimi al Mezzogiorno? La maggior parte dei danni al Sud sono stati provocati quando la Lega neanche esisteva. E se oggi il Meridione continua ad essere penalizzato dalle politiche nazionali e dalle scelte dei suoi governanti mediocri, la colpa non si può certo addebitare al Carroccio, se non in minima parte. Andiamo in piazza allora, ma contro i veri predoni del Sud: una classe dirigente nazionale e meridionale che ha tradito il Mezzogiorno, riducendolo ad una terra di sussidiati e clientes in cerca di protezioni d’ogni tipo per sopravvivere in un tessuto economico e sociale devastato. Scene straccione che evocano “La pelle” di Malaparte. Altro che Salvini: è contro le leggi, gli sprechi, i comportamenti di chi ha avuto e ha la responsabilità di governare il Sud che bisognerebbe scendere in piazza. Invece tutto tace. Il Viminale, oltre che per garantire la scontata libertà di manifestare, intervenga per inviare duemila poliziotti in più a Napoli contro la criminalità. Troppo impegnativo, vero? Non si tratterebbe più di sbraitare e strepitare, ma di governare. Qualcosa puzza in tutta questa vicenda. Il dubbio che politicanti anonimi giochino ai sudisti contro i nordisti per avere il loro proverbiale quarto d’ora di notorietà è forte. Ma è altrettanto forte il sospetto che chi dovrebbe governare la città ed è incapace di risolverne i molteplici problemi, tenti di coprire le proprie mancanze con qualche sparata ipocrita «a difesa del popolo meridionale», nella speranza che la gente ne dimentichi le responsabilità per lo sfacelo che quotidianamente Napoli vive. Non basta prendersela col vento del Nord. Non basta. Occorre il coraggio di guardarsi negli occhi, perché la colpa non è sempre e solo degli altri. È anche nostra. Quando smetteremo d’indignarci per le chiacchiere in libertà di qualche innocuo leghista e inizieremo a farlo contro politiche antimeridionali che hanno provocato e provocano danni seri e concreti al nostro Sud, allora vorrà dire che l’ipocrisia avrà lasciato il campo alla volontà di fare sul serio. Fino ad allora, per favore, astenersi farisei e finti indignados.

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