Giovedì 24 Gennaio 2019 - 2:25

La verità sul Governo, dopo il voto europeo

Opinionista: 

Mimmo Della Corte

Ottorino Gurgo, ha ragione. Non è scritto da nessuna parte che noi si debba morire gialloverdi. Tanto più che, anche se in tanti fingono di non rendersene conto, in politica, i numeri - sebbene non contino, perché da soli non bastano a cambiare le cose - pesano. E molto. Da come s'intrecciano, infatti, danno la misura esatta della qualità della democrazia di un Paese e, quindi, anche del nostro. Per cui. comunque la raccontino, il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice, il pentastellato Luigi Di Maio e il celodurista Matteo Salvini, così come le rispettive orchestrine da balera, hanno ben poco da stare allegri per la fiducia, strappata al Senato ed alla Camera nei due week end di Natale e fine d'anno. Sicchè, anche alla luce di quando è avvenuto in questa prima settimana post-approvazione - l'espulsione dal gruppo di due senatori grillini e il ridimensionamento a 165 unità del gruppo pentaleghista a Palazzo Madama; il ritorno di fiamma dei gialli per il taglio degli stipendi ai parlamentari e il “non è nel contratto e non è una priorità” dei verdi; il rientro in campo di Di Battista e la crociata anti-Salvini dei sindaci che ha trovato l'appoggio di Conte - forse vale la pena di rifletterci un pò su. Partendo proprio dai numeri che, se letti in maniera superficiale e senza alcun raffronto analitico con la realtà, farebbero pensare ad un esecutivo di lunga vita, ma che se analizzati, tenendo conto che il futuro è dietro l'angolo e le questioni su cui confrontarsi e chiedere il parere del Parlamento sono ancora tantissime, ci fanno comprendere come e perché, pur potendo contare su buoni numeri, questo Governo potrà vivere a lungo, solo se eviterà diserzioni. Cosa non facile anche se, stavolta, è riuscita alla grande. Al Senato, dove i gialloverdi hanno portato a casa tutti i voti dei loro 167 rappresentanti a Palazzo Madama. Subito dopo il voto, però, sono arrivate le espulsioni dal gruppo grillino di Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, ma la forca è ancora montata e il cappio pende tuttora sulla testa di altre due senatrici della stessa squadra: Paola Nugnes ed Elena Fattori. Per cui, quel numero potrebbe ulteriormente scendere a 163, appena due in più della maggioranza: 161 inserendo nel conto anche i 6 senatori a vita. Un po' meno a Montecitorio, dove ha vinto con 327 “siì” contro i 228 “no” delle minoranze (visto come stanno andando le cose nella politica italiana, parlare di opposizioni, è obiettivamente difficile) ma sarebbe bello conoscere dove sono finiti i 20 (erano gialli o verdi?) voti che mancano (alla Camera i “contrattisti” sono 347) all'appello. Erano a casa a festeggiare la fine dell'anno o, per caso, non se la sono sentiti di accettare il diktat del loro esecutivo? E questo non dovrebbe preoccupare almeno un po' i ministeriali? Se la realtà è questa, infatti, dovrebbero quantomeno provare a chiedersi, quante possibilità hanno di non arenarsi se per sopravvivere, ogni volta, che bisogna votare una legge, per superare i dissidi interni devono intimorire i contestatori ricorrendo al voto di fiducia. In teoria pochine, soprattutto in quest momento. Anche perché, la competizione elettorale europea e la voglia degli uni di ribaltare gli equilibri e quella degli altri di confermarli, le notevoli diversità di vedute su: autonomia regionale, reddito di cittadinanza, legittima difesa, sicurezza e immigrati, taglio stipendi parlamentari, quota 100 per le pensioni e i vitalizi, potrebbero acuire le differenze, indebolire l'alleanza e provocare la caduta del governo. Certo, non prima dell'appuntamento elettorale, per il quale – come ribadiscono i contenuti della manovra e le mance già sul tavolo e pronte per essere distribute – entrambi, 5stelle e Lega, si stanno preparando da tempo. E aspetteranno di raccoglierne i frutti. Dopo maggio si vedrà.

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