Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 7:30

L’avanzata dei grillini fa tremare il sindaco

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Nella fragorosa cascata di parole della odierna maratona postelettorale, ne abbiano sentite e continueremo a sentirne tante, tra commenti fondati e chiacchiere. A farci però riflettere sul piano locale è stata una dichiarazione di pochi giorni fa del sindaco, tra il rammarico del presente e l’auspicio del futuro. Così riassumibile: “Se si rivotasse oggi, noi saremmo in campo”. In apparenza una battuta, come di simili se ne fanno in queste circostanze. Ma poi valutata correttamente, molto chiara sul fatto che de Magistris è inquieto e avverte sotto i piedi la frana di una larga fetta di consenso, trasferitasi nel recente voto nelle folte schiere populiste. Una volta area per lui amica, ora più che concorrenziale, travolgente e da temere. Che fare allora per darsi coraggio in un quadro politico così rivoluzionato? Lui alza il tono e per sdrammatizzare tiene a far sapere: “I Cinquestelle vanno forte quando non c’è un’alternativa credibile che attiri il voto di opinione che, per ben due volte, mi ha portato a diventare sindaco di Napoli”. La lingua batte dove il dente duole o “meglio vuole”? Un modo per dire che se si fosse presentata la lista di Dema, cioè la sua creatura politica, oggi ci sarebbe tutt’altro discorso. Interpretando il suo pensiero non espresso ma intuibile, insomma i Cinque Stelle con lui in campo avrebbero toppato. Pure farneticazioni. Il cumolo dei problemi comunali non fa comprendere bene al sindaco di Napoli la portata del cambiamento in atto. Si metta allora l’animo in pace, per dirla alla napoletana: i grillini se lo sono già “fumato”. Se si rivotasse oggi, e anche de Magistris fosse in campo con una lista nazionale, non andrebbe oltre lo 0, 8 della Lorenzin. Sarebbe inesistente, nonostante in questi anni abbia annunciato, un giorno sì e l’altro pure, che avrebbe conquistato il Sud. Quando le “rivoluzioni” politiche si vogliono seriamente fare, si preparano gradualmente, con serietà di impegni e di propositi, validi nel convincere seriamente il popolo. Nel caso contrario restano un miraggio. Gli piaccia o no il 5 marzo notte vi è stata una rottamazione di cespugli, cespuglietti, di velleitarie rivoluzioni civili e compagnia cantante, in cui bisogna inserirvi anche la sua Dema. Un insieme di cose che riduce - già si potrebbe dire - il futuro spazio politico del sindaco, ridimensionato dall’avanzata grillina, populista ma più convincente delle altre. La verità è che i suoi annunci datati, di chiaro stampo ideologico, si mostrano sempre più anacronistici rispetto agli appelli, che arrivano in queste ore da Roma, caratterizzati da un marcato accento post ideologico, pragmatico, rivolto a favorire costruttive e disinteressate “convergenze” . Ognuno con la propria storia, per cercare di dare al Paese un governo forte, rispettoso dell’Europa, con la quale abbiamo impegni e scadenze da rispettare. Di fronte a questo clima incoraggiante, seppur difficile, oggi de Magistris, dal copricapo operaista e leninista, si conferma un antagonista, troppo ubriaco di ideologie, per volare alto.  

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