Lunedì 25 Settembre 2017 - 3:06

Lavoro: ora basta, occorrono i fatti

Opinionista: 

Mimmo Falco

Questa volta è stato il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe a far sentire la sua voce, in occasione del miracolo di maggio della liquefazione del sangue di San Gennaro, per indicare la mancanza di lavoro a Napoli e in tutto il Mezzogiorno. L’Arcivescovo è stato chiaro, ha chiesto alle istituzioni di fare la loro parte, presto, senza indugi, per arginare anche il fenomeno del reclutamento degli emarginati nelle fila della malavita. Un grido d’allarme che non può più essere ignorato. Due generazioni sono fuori dal mercato del lavoro, la farraginosità e la lunghezza infinita delle procedure concorsuali ha determinato la paralisi delle assunzioni negli enti pubblici. Poi la desertificazione industriale dell’area metropolitana di Napoli, ha contribuito negativamente all’immissione nei circuiti produttivi di nuove forze lavoro. Qualche mese fa, fu il presidente della Giunta Regionale della Campania, Vincenzo De Luca, a proporre uno sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, del Sud in particolare. Proposta che non ha trovato, purtroppo, riscontro a livello di governo nazionale. Secondo dati dell’Istat e del Censis, la disoccupazione ha raggiunto percentuali a due cifre, cosa insopportabile per la stessa tenuta sociale del Paese. La mancanza di una programmazione tesa alla produzione, accompagnata da interventi a pioggia privi di efficacia duratura (formazione professionale), ha determinato e sta determinando il blocco totale dell’immissione nel mondo del lavoro delle giovani generazioni. Siamo alla paralisi totale, alla perdita anche delle speranze nel futuro. Molti disoccupati, non cercano più il lavoro, si sentono sconfitti, umiliati, e qualche volta anche derisi. Sì, derisi da quanti non sapendo dare risposte concrete, si nascondono dietro regolamenti e leggi che non hanno più ragione di esistere. Il grido lanciato dal cardinale Sepe non può finire nel vuoto. Bisogna prendere atto dell’estrema gravità del momento ed intervenire con procedure speciali, che rimettano in moto il mondo della produzione privata, e che permettano alle pubbliche amministrazioni di ringiovanire le piante organiche che in alcuni casi hanno una media di età intorno ai sessant’anni. Bene ha fatto l’Arcivescovo di Napoli a smuovere le acque del putrido pantano dell’immobilismo, dei convegni e dibattiti fini a se stessi. Inutili passerelle per una politica distratta, superficiale ed autoreferenziale. Bisogna agire, non c’è più tempo per le parole occorrono i fatti.  

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