Martedì 13 Novembre 2018 - 6:47

Le sue due passioni: politica e giornalismo

Opinionista: 

Antonio Sasso

La bella notizia di un giornalista amico che assume un incarico importante, quale che esso sia, è sempre qualcosa che fa molto piacere. Lascio immaginare la soddisfazione che si prova quando questo collega, che approda alla direzione del Tg2, è Gennaro Sangiuliano, un napoletano di valore, professionista di prestigio, uomo di cultura e compagno di tante comuni battaglie. Viene da dire che quanto oggi gli è riconosciuto con la nomina alla guida di uno dei tre telegiornali della Rai, se l’è meritato con una sapiente e rigorosa costruzione della carriera, partita come si dice dalla gavetta, nel senso di una scuola di sacrifici, doveri e spesso purtroppo anche di pochi diritti. Genny, come lo abbiamo sempre chiamato con amicale simpatia e affetto, provato da bambino per la perdita del padre Peppe, ha però sempre mostrato un carattere forte, volitivo, puntiglioso, grintoso, con obiettivi ben chiari da raggiungere. Anche per il sostegno e l’esempio di vita della mamma Adele, scomparsa dieci anni fa, il cui ruolo è stato molto importante come guida e un riferimento prezioso. Laureatosi in Giurisprudenza, acquisito un master in Diritto privato europeo alla “Sapienza”, partecipò e vinse un concorso da ufficiale giudiziario, esercitando l’arte del pignoramento ad Ischia. Ma le sue passioni erano ben altre: politica e giornalismo. E oggi, sento di poter dire con orgoglio e rinnovata stima di essere stato uno dei testimoni dei suoi primi approcci al giornalismo, quando da direttore de “Il Giornale di Napoli” gli pubblicavo articoli di fondo molto apprezzati per l’acutezza delle analisi, i riferimenti storici, segno di una cultura capace di cogliere gli umori, gli orientamenti del presente e rapportarli alle ragioni del passato, sapendo evidenziare i motivi profondi di taluni cambiamenti. Mi colpivano, oltre al suo profondo amore per questa vocazione, i suoi interessi per la politica vissuta sempre con una partecipazione molto attiva, sapendo conservare però quell’equilibrio necessario per meritarsi il rispetto di tutti. Missino sin da ragazzo, quando frequentava il liceo classico “Pansini”, fu poi liberale delorenziano durante la direzione dell’emittente televisiva Canale 8, prima di diventare allievo prediletto di Pinuccio Tartarella; storiche le passeggiate dell’ex ministro pugliese nei vicoli di Napoli sulla “Vespa” di Genny. Non fu fortunato, o forse sì, nella sua avventura di candidato alla Camera con la Casa delle Libertà, battuto nell’uninominale di Chiaia-Posillipo-Vomero per pochi voti dall’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi. Fece, invece, passi da gigante nel giornalismo, partendo al mio fianco dalla direzione del nuovo “Roma”, riportato in edicola grazie all’impegno concreto e sempre lungimirante dell’indimenticabile Tatarella. Lasciò Napoli per andare a ricoprire la carica di capo della redazione romana dell’“Indipendente”, per poi passare alla vicedirezione di “Libero” con il suo grande amico ed estimatore Vittorio Feltri. Dalla carta stampata alla televisione il passo di Sangiuliano fu brevissimo: approdò a Saxa Ruba e da caporedattore alla Tgr conquistò la vicedirezione del Tg1, anche grazie al suo incarico di inviato in Bosnia, Kosovo e Afghanistan, battendo al fianco di Mario Orfeo ogni record di ascolti. Ma Sangiuliano è incontenibile, chi lo conosce da vicino lo può dire. Di pari passo alla sua ascesa nel giornalismo stampato e televisivo ha scritto saggi storici di notevole spessore, accolti dalla critica e dai lettori sempre con favorevoli giudizi. In particolare è sua una delle più riuscite biografie di Giuseppe Prezzolini, l’anarchico conservatore scomodo e illuminato, non facile da trattare per la spigolosità della sua storia e dei suoi scritti. I suoi libri, editi da Mondadori, si leggono che è un piacere e fanno registrare successi di vendite, come “Una Repubblica senza Patria”, scritto con Feltri, o le biografie di Vladimir Putin, Hillary Clinton e Donald Trump, in attesa di dare alle stampe quella del cinese Xi Jinping. L’affetto e la enorme soddisfazione, l’orgoglio di collega più avanti negli anni e di collaudata frequentazione, una telefonata o un messaggino da sempre almeno una volta a settimana, ci hanno portato a parlare molto di più della sua carriera per ripercorrere sommariamente i momenti più significativi di Genny, e a dimenticare il valore, l’importanza della direzione, che è la testimonianza, e questo basta, della Napoli che si fa molto onore e nel Paese si impone come classe dirigente da tutti apprezzata, cosa davvero straordinaria in tempi in cui ci si divide su tutto. Auguri Genny: siamo certi che anche in questa nuova sfida sarai vincente. E concludo con una parentesi portafortuna sportiva: anno 1987, direttore del Tg2 è il napoletano Antonio Ghirelli, il Napoli di Maradona vince il primo scudetto; anno 1990, alla direzione del Tg2 c’è il napoletano Alberto La Volpe e con Diego si vince il secondo scudetto. Non c’è due senza tre….

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