Lunedì 24 Settembre 2018 - 0:49

Libia, ora è un pericolo da non sottovalutare

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Quanto sta accadendo in Libia dovrebbe indurre unisona tensione nella politica italiana ad affrontare quel critico contesto prima che sia tardi. Prima che le conquiste da parte dell’Isis di vaste aree del territorio che fu lo stato di Gheddafi, si consolidino e si strutturino (o addirittura si trasformino in nuovo stato), rendendo più difficile una reazione efficace. Con il rischio che quella regione – di per sé da sempre molto turbolenta e scarsamente controllabile – possa divenire un avamposto per azioni belliche o terroristiche sul suolo italiano. Insomma, per il nostro Paese avere sotto casa una fortificata base politica e militare dell’estremismo islamico è un pericolo da non correre; e dunque ogni sforzo andrebbe compiuto sul piano internazionale ed interno per organizzare reazioni commisurate ala prospettiva. Ma il quadro che si presenta all’osservazione è tutt’affatto diverso.
La scelta compiuta da Matteo Renzi in occasione dell’elezione del Capo dello Stato sta producendo i suoi previsti effetti. In quell’occasione, si ricorderà, Renzi si dimostrò assai abile tattico e confermò ancora una volta di non avere troppa cura per la parola data. Ma di tattica si trattò – non di lungimirante visone – quando disattese gl’impegni concordati con Silvio Berlusconi. D’una tattica che alcuni hanno interpretato come finalizzata a compattare il suo partito, ma che a me parve, e sembra ancora, di più motivata da un certo culto della personalità al quale il nostro tiene molto, cui dovrebbe giovare l’immagine d’un politico abile ed efficiente, fattivo e fuori della logica dell’eterna trattativa, inteso unicamente a raggiungere risultati. Resta il fatto che quella scelta non deve essere stata troppo impensierita conseguenze laceranti che avrebbe prodotto, non tanto in termini di rapporti personali – che ovviamente ormai son guasti – ma di ripercussioni complessive sugli equilibri del molto instabile quadro politico italiano. Rompendo i rapporti con il partito di Berlusconi, il Presidente del Consiglio ha certamente procurato non poco danno a quest’ultimo; ma, non solo Forza Italia finirà prevedibilmente per ricompattarsi in base ad un naturale processo d’autodifesa, ed anzi forse coglierà l’occasione per chiarire meglio il suo interno; ma l’indebolimento della maggioranza parlamentare intorno alle riforme rende il processo in atto assai più difficile e lo costituirà in occasione d’oro per chi abbia in animo di disarcionare l’astuto fiorentino. Quanto è accaduto alla Camera nel fine settimana non è certo pratica ordinaria e soprattutto non potrà fermarsi lì. Ed inoltre, le istituzioni italiane non son fatte per reggere a particolari urti, son esili e malmesse, cosicché alla prova di forza tendono a liquefarsi o quanto meno ad incepparsi, a non saper svolgere quel ruolo d’integrazione per il quale esistono. Le tensioni interne son quelle che sono; le internazionali, anche se meno diffusamente avvertite, sono pesantissime e richiederebbero un Governo come suol dirsi autorevole. Certo, Renzi ha dalla sua la minaccia dello scioglimento delle Camere, antico spauracchio per ammansire ogni parlamentare in carica. Ma il decreto di scioglimento, per quel che se ne sappia, non è nelle sue tasche, come un tempo avveniva in periodo monarchico. Ed il nuovo Presidente Mattarella dev’essere ancora messo alla prova. Qualche sorpresa potrebbe anche darla al politico di Rignano, non tanto perché parteggi per forze a lui contrarie, quanto piuttosto per un qualcosa d’assai più condizionante. Sergio Mattarella è uomo allevato alla cultura democristiana, quella dei passi lenti e misurati, del rispetto formale per tutti i passaggi rituali (insegnava diritto parlamentare) che il compromissorio sistema costituzionale richiede. Il sistema del quale è parte essenziale il ‘rispetto per le prerogative del Parlamento’, come spesso si ripete, che poi non significa altro se non ricerca all’interno del quadro esistente d’ogni possibile alternativa parlamentare, anche quando questo significhi inefficienza ed instabilità. Difficile prevedere quanto accadrà, tali e tante sono le componenti che giocheranno nell’oscura politica italiana, non regimentata da un forte rispetto per le istituzioni. Ma direi che parecchi nodi stanno venendo al pettine e troppe tensioni vanno addensandosi, perché qualche pronta battuta e spericolata manovra possa servire vincere le tante resistenze che minacciano l’Esecutivo in carica.

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