Sabato 17 Novembre 2018 - 21:29

L'ingiusta fama storica di personaggi mediocri

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

«Carneade! Chi era costui?» Ricordate le parole del don Abbondio manzoniano? Ovviamente, diamo per scontato che ognuno di voi abbia letto, almeno una volta, seppure come impegno scolastico, “I Promessi Sposi”. Con questo incipit dell'ottavo capitolo del suo capolavoro, Alessandro Manzoni ridefiniva una similitudine creata sin dal primo capitolo. Don Abbondio, discreto conoscitore di libri sacri, mediocre e pavido curato di campagna s'interrogava su Carneade, un filosofo minore dello scetticismo, che diverrà immortale grazie alla figura scialba, secondaria ma indimenticabile di un prete di un villaggio del lago di Como. Che don Abbondio sia indimenticabile va bene, perché non è altro che uno dei tanti, piccoli ma necessari, ingranaggi temporali, testimoni dei tempi, ideati nell’epos narrativo manzoniano. Nella stessa intuizione dello scrittore, il suo ruolo sopravvive di luce riflessa, come Agnese o Perpetua, ma...Carneade! Chi era costui? Conquista una fama mai goduta e resta nella memoria dei posteri in modo così indelebile da divenire “parola cult”. Oggi, quando sentiamo parlare di qualche “illustre” sconosciuto, ci chiediamo: «ma chi è questo carneade?» con la “c” minuscola, perché non sospettiamo neanche che si tratta di un nome proprio! Non sappiamo di cosa parliamo, come la maggior parte dei “carneade” che blaterano lungo questa penisola, squassata da sismi e frane. C’è una precisa liturgia ed una chiara strategia nel creare, per sbaglio, per caso o opportunismo politico la fama dei personaggi mediocri, non sempre secondo una via letteraria. Qualcuno ricorda chi sia stato il Balilla? E se sia esistito? Si sono scritti libelli, si sono svolte contese campanilistiche. L’ipotetico lancio di un sasso contro la truppa asburgica, una monelleria, è divenuto simbolo immortale, anche nei versi dell'inno italico, dell’irredentismo risorgimentale, ma specialmente una grande, ineguagliabile opportunità per il credo fascista – l’opera nazionale balilla - che in un poutpourri di figli della lupa e figli... d'altri, ha sposato il culto suprematista della razza “idiota”, ed oggi risolletica l'aulica fantasia dei nostri Carneade al potere! Il culmine, poi, fu lo sfruttamento industriale automobilistico del “catartico nomignolo”: la prima auto del popolo! Da sempre, il nazionalismo e il profitto capitalistico vanno a braccetto. Sarebbe interessante rileggere le cronache di quest'Italia delle repubbliche, del suo boom economico, delle sue infrastrutture, inaugurate al suono di fanfare giornalistiche celebrative e delle urla di stragi e tragedie ancora senza risposte. Pazienza, ci manca solo il Ponte sullo Stretto! Un altro personaggio reso celebre dalla laude italianista, suo malgrado di riflesso, è tale Fabrizio Maramaldo, mediocre capitano di ventura, epigono sbiadito di quella italica indole, ben radicata nel Medioevo e Rinascimento, a vendersi al miglior offerente! Tutto grazie ad un altro eroe preso a nolo, come emblema dell'orgoglio italico, Francesco Ferrucci, che sebbene fosse della stessa pasta, viene indicato come “condottiero” valoroso, a parte il piccolo “incidente” di aver fatto infilzare un giovane messaggero del nemico, perché gli dava ai nervi o cosaltro! Che i due mercenari italiani non si vedessero di buon occhio era risaputo. Cambiavano padrone e bandiera meglio dei politici attuali e se le davano di santa ragione. Ma al Maramaldo non parve vero avere tra le mani il Ferrucci, ferito, sconfitto, e poterlo finire con la sua arma, senza pietà, come era giusto all'epoca. Saremmo quì a “maramaldeggiare” se non fosse per la drammatica frase del Ferrucci: “vile, tu uccidi un uomo morto!”? Così costui sarà sinonimo di viltà e ignominia a vita, mentre Ferrucci sarà simbolo dell’italica fierezza...Forse perché Maramaldo veniva dal Sud (Napoli o Cosenza) e Ferruccio dalla “nobile” Firenze? In questo agosto delle solite tragedie annunciate, col dolore e quel senso d'impotenza che avvertiamo di fronte al menefreghismo dei governi, alle collusioni ambigue, non ci resta che chiederci quanto della storia sciorinata sinora sui libri di testo, sia credibile. Di quanti Carneade, Balilla, Maramaldo, Ferrucci o Fieramosca cantiamo l’ingiusta gloria?

Share

Commenta

Plain text

  • Nessun tag HTML consentito.
  • Global tokens will be replaced with their respective token values (e.g. [site:name] or [current-page:title]).
  • Twitter-style #hashtags are linked to search.twitter.com.
  • Twitter message links are opened in new windows and rel="nofollow" is added.
  • Twitter-style @usernames are linked to their Twitter account pages.
  • Replaces [VIDEO::http://www.youtube.com/watch?v=someVideoID::aVideoStyle] tags with embedded videos.
  • Indirizzi web o e-mail vengono trasformati in link automaticamente
  • Linee e paragrafi vanno a capo automaticamente.


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale