Sabato 15 Dicembre 2018 - 2:02

L’mmigrazione e la xenofobia

Opinionista: 

Carmine Ippolito

È successo che a Macerata ha preso piede l’ennesima tragedia annunciata dell’immigrazione selvaggia. Un nigeriano ha massacrato una ragazza italiana, riducendola in pezzi. Il cuore ed altri organi interni della vittima non sono stati trovati. Verosimilmente il sacrificio della giovane può risultare collegato alla celebrazione di riti vodoo. L’orrendo episodio ed il clima di esasperazione in cui si inserisce hanno scatenato la reazione di un folle che, armi in pugno, ha sparato all’indirizzo di stranieri, a suo avviso “colpevoli” di avere la pelle nera. Alle anime belle della nuova sinistra, serva del ceto schiavizzatore e dominante, non è parso vero allora di dare voce alla peggiore forma di sciacallaggio mai concepita da essere umano: hanno accusato coloro che, da tempo, invocano un freno all’incessante invasione dei migranti, contestandogli di essere i mandanti morali dell’insano gesto dello psicopatico. Va detto, invece, che il clima di esasperazione, che sta prendendo progressivamente piede in Italia è soprattutto colpa delle sinistre che, diabolicamente perseverando nelle politiche dell’accoglienza, stanno conducendo la nazione sull’orlo dell’abisso civile. Quel primordiale senso di giustizia, insopprimibile nell’animo di ognuno, impone di notificare, però, a ciascuno il suo. E va anche chiarito che responsabile della crescente esasperazione è pure l’insano mondialismo pseudoumanitario, incessantemente predicato, dal momento della sua ascesa al soglio pontificio, dal sig. Bergoglio. È giunta, pertanto, l’ora di prendere atto che stiamo per giungere al capolinea: siamo verosimilmente alla fermata immediatamente antecedente a quella del si “salvi chi può” finale! Il momento impone a tutti di rendere onore alla verità, e di chiamare le cose con il loro nome. Il furore ideologico liberoscambista che anima i sostenitori della illimitata libera circolazione degli uomini, dei capitali e delle merci - cui unicamente è funzionale la decantata società multietnica - impone a costoro di negare l'evidenza: quello multietnico, da loro progressivamente costruito, è un modello di convivenza che fa, come la peste, vittime a migliaia. L’invasione indiscriminata di disperati cagiona un elevato tasso di conflittualità, scatena guerre tra i disperati ed il sistematico sfruttamento delle povertà da parte dei capitalisti della sharing economy. Quelli alla Bezos, patron della Amazon, lucrano infatti sulla illimitata disponibilità di manodopera a basso costo. La paura diffusa, generata dai continui flussi immigratori, è, invece, tutt'altro che irrazionale. La xenofobia, nell’orribile scenario urbano che si va delineando, va riconosciuta per quello che è: un insopprimibile istinto dell’uomo. Del resto, xenofobia non vuol dire altro che paura dello straniero. Si tratta di un sentimento tanto ancestrale nell'uomo, quanto incoercibile in natura. All'interno di un medesima comunità ci sono linee di affettività dovute ad una storia comune, ad una medesima lingua, agli stessi costumi e convenzioni. Regole diffuse, non aggressione, che tutti rispettano, o almeno convenzionalmente accettano, e che consentono l’immediata percezione del pericolo. Si tratta di un patrimonio antropologico non riproducibile a tavolino, in laboratorio e neppure con le astratte prediche del duo B&B (Bergoglio e Boldrini). Lo straniero, invece, è fuori dal suo ambiente di origine. È, in tal senso, sradicato. Ha quindi perso la percezione dei meccanismi di controllo sociale. Lo straniero, pertanto, vive una condizione psicologica molto difficile. E per coloro che sono predisposti - non tutti ovviamente - che versano, cioè, in condizioni di fragilità o instabilità psicologica, è più facile cadere preda di irrimediabili scompensi psichiatrici. Tanto più sono distanti, poi, usi e costumi e religione dello straniero – come nel caso dei praticanti l’islam o i riti vodoo - tanto più si rivela una mera utopia umanitarista quella che auspica una effettiva integrazione civile di costoro. La verità è un'altra: si provi ad introdurre un elemento estraneo in un branco di lupi od in un pollaio, scatta, inevitabile, l'aggressione di quest’ultimo. La diffidenza per l'estraneo risiede nella parte arcaica ed ancestrale del cervello dell’uomo, non è affidata solo all'istinto, ma ad un razionale meccanismo di autodifesa. Senza tale paura dello straniero non saremmo migliori. Saremmo tutti morti!

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