Lunedì 24 Settembre 2018 - 14:19

L’ottimismo di Ancelotti

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Fra introversi, perversi, diversi, amari e contrari, imbronciati e annuvolati, spunta nel Napoli un ottimista. Era ora. E’ Carlo Ancelotti che all’ottimismo è indirizzato, e si nutre, dalla sua stessa mole vigorosamente paciona, di emiliano a tutto tondo, di possessore di una faccia di grande spessore che è un inno all’abbondanza (e abbondanza genera baldanza, dice il proverbio), un uomo largo e grosso di quelli che ispirano fiducia e viene voglia di dargli un pizzicotto per saggiarne la buona sostanza. Carlo Ancelotti, prima della partenza per il ritiro di Dimaro, ha scritto sul suo sito: “Venti giorni di lavoro intenso che serviranno per gettare le basi e preparare un progetto sportivo che si pone come obiettivo lo scudetto”. Neanche ai tempi di Diego, quando eravamo rapiti dalla gioia del suo gioco e dai riccioli scugnizzi più che dalle vittorie, la parola scudetto, in gran parte sabauda, è stata pronunciata fra il Volturno e il Vesuvio, urlata poi a cose fatte. Adesso, dopo la frenesia sarriana, ricominciando tutto daccapo, senza top-player, con uno stadio fatiscente e una squadra di cui sappiamo poco come sarà e come giocherà, veniamo fulminati dal massimo artefice delle nuove fortune azzurre. Scudetto. Ancelotti ha assestato una scudisciata alle nostre incertezze e a un velato e dispettoso scetticismo. Su quali basi, per quali convinzioni, grazie a quale ispirazione, Ancelotti, quest’uomo comunque supremo, abbia programmato il tricolore non si sa. Diceva Albert Einstein: “E’ meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che essere pessimisti e avere ragione”. Allora, tutti ottimisti, ma ci dobbiamo attrezzare. Basta con i musi lunghi, con la puzza sotto al naso e le narici arricciate, basta col chiacchiericcio da bar sport, basta con le postille, le chiose e i codicilli da piripacchi, come ci definiva Rosetta Iervolino nei suoi momenti di nervosismo. Basta con i dubbi, le diffidenze, le gelosie e le antipatie. Ma il criticone della ragion pura e di quella pratica osserva subdolamente che Meret, Karnezis, Verdi e Fabian Ruiz non sembrano protagonisti da scudetto. Il criticone dimentica la freschezza di quei giocatori che il diabolico Sarri ha fatto marcire in panchina, diciamo Rog, Diawara, Ounas, Tonelli che Ancelotti farà girare. Il criticone aggiunge che abbiamo cianciato di Benzema, David Luiz (che il Chelsea l’abbia in gloria) e Angel Di Maria, il filiforme argentino alla deriva nel Paris Saint Germain e fresco naufrago dell’Albiceleste. E allora? Meglio non averli questi trentenni estranei alla saggia politica di Aurelio che vuole giovani pimpanti e plusvalenze schioccanti. L’impressione è che Ancelotti ci stupirà contrapponendo l’ottimismo della ragione al pessimismo della volontà di chi sta sempre al varco, ammicca, insinua e deduce anzitempo. Anche perché dal comunicato dell’uomo di Reggiolo si può capire che lo scudetto potrebbe non venire dopo i venti giorni di lavoro intenso, da lunedì a Dimaro, ma in capo ai tre anni del contratto da 6,5 milioni l’anno col quale De Laurentiis, questo presidente di infinite risorse di fantasia, ha catturato l’allenatore più vincente disponibile su piazza. Non precipitiamo gli eventi come le gatte frettolose che fanno i gattini ciechi. Qui si cominciano a gettare le basi e a preparare un progetto sportivo che si pone come obiettivo lo scudetto. Che questo obiettivo sia un grandangolo o un cannocchiale di marina si vedrà. L’importante è che l’ottimismo di Ancelotti abbia sdoganato una parola tra il sogno e l’illusione che abbiamo sempre evitato di pronunciare per scaramanzia, modestia, sfiducia, soggezione della Juve, problemi con gli arbitri e con San Gennaro, esiguità di fatturato e abbondanza di fattucchiere. Viva Ancelotti, viva lo scudetto.

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