Martedì 11 Dicembre 2018 - 11:05

Macroregione autonoma, si può ma solo se insieme

Opinionista: 

Mimmo Della Corte

Macroregione autonoma del Sud, vogliamo parlarne? Personalmente, ritengo sia giusto ed opportuno farlo. Non perchè io sia fra quelli che, nel giugno scorso, hanno sottoscritto e presentato alla Regione Campania i due quesiti refendari da sottoporre all'approvazione dei cittadini per traformare il “sogno” in realtà e, quindi, fra quelli che credono nella bontà della proposta e nell'autonomia macroregionale come asse portante su cui costruire il futuro e lo sviluppo del Mezzogiorno. Ma soprattutto perchè se è vero, come ha, recentemente, scritto Antonio Polito sul Corriere del Mezzogiorno, che “il regionalismo italiano è datato (io avrei scritto: è fallito), il federalismo con cui dobbiamo fare i conti oggi è piuttosto quello europeo, il debito pubblico italiano è esploso, guarda caso, con la nascita delle Regioni. È ora di ripensarci. E il Mezzogiorno avrebbe tutta la convenienza di fare sua questa battaglia, dando così un obiettivo e un orizzonte a una protesta che altrimenti rischia di restare solo rivendicazione e recriminazione”. È – anche se lui non lo scrive, mantenendosi sul vago trasformando, così, quella che è una condivisibilissima riflessione, in una sommatoria di slogan – quantomeno altrettanto vero che, per sventare il rischio paventato dal vice direttore del “Corriere della Sera”, non c'è che un'unica strategia: l'unità dei meridionali, senza la quale non riusciremo mai a strappare per la nostra area quel rispetto e quella attenzione che merita. Bisogna cioè, mettere da parte ideologie e colori politici, rompere gli steccati delle “riserve sudiste” che i partiti hanno realizzato per non lasciar scappare dalle loro stie quei cittadini meridionali che pretendono di riconquistare la propria autodeterminazione in materia decisionale, energetica, assicurativa, bancaria, nonché il diritto al lavoro e non all'assistenza. Ciò significa cancellare le vecchie, desuete, ed, ormai, prive di valori e contenuti reali, categorie della politica: destra, sinistra, centro, ed assumere come unica stella cometa quella che conduce al Sud ed alla sua autonomia. La sensazione, però, è che non sia questa la strada che il Mezzogiorno sta seguendo, anche se sono sempre più numerosi e convinti quelli che parlano di macroregione ed autonomia. Tuttavia, laddove servirebbero coesione ed unità, continuano a moltiplicarsi le sigle e a fiorire associazioni, movimenti e gruppi. Eserciti ricchi di generali alla ricerca del proprio spazio al sole che dividono, anziché unire, e non riescono ad aggregare perchè continuano a parlare “lingue diverse”, a schierarsi su barricate contrapposte e mancano di quel “quid”, indispensabile a far capire che la macroregione rappresenta, oltre che l'unica opportunità di crescita per la nostra area, un sogno vero su cui investire per il futuro. Tant'è che insistono nel proporla come un'iniziativa difensiva, anziché come di attacco contro i soprusi dell'autonomia differenziata pretesa da alcune regioni del Nord. Eppure, il sogno macroregionale può realizzarsi. Basta volerlo e lavorarci tutti insieme. È necessario, però, che tutte le realtà d’ispirazione meridionale si rendano conto che lo sviluppo del Sud non è collegabile ad uno schieramento politico- partitico, bensì è “bene comune e trasversale”, perché riguarda tutti e per affermarsi bisogna che quanti accarezzano tale “sogno” si mettano, finalmente, a parlare la stessa lingua e remino dalla stessa parte. Certo, non è un obiettivo facile, ma se vogliamo davvero che la nostra terra esca dalla smorta gora in cui è attualmente ristretta e cresca, grazie alle sue enormi ricchezze e bellezze, è da qui che bisogna partire. Facciamoci un pensierino. Il Sud ci chiama!

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