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Pagare le tasse è un dovere e non un piacere, ma se, a fronte di quanto versato, si vedessero dei risultati, c’è da scommettere che ci sarebbero meno mugugni. L’aumento della tassa sui rifiuti deliberato dal Comune di Napoli è limitato a 7 euro. Non una somma che crea patemi, dunque. Ma c’è un “ma”: l’incremento incide su un balzello che vede Napoli già in cima alla graduatoria nazionale per entità dell’imposta. La questione è che il servizio ricevuto come corrispettivo non è certo da primato. La città ha superato l’emergenza di alcuni anni fa, ma continua a essere troppo sporca, e soprattutto non è stata dotata di quel benedetto ciclo integrale dei rifiuti che l’avrebbe messa al riparo dal ripetersi della tragedia ambientale e mediatica vissuta ai tempi del governatore Bassolino. È sbagliato addossare tutti i mali alla classe politica. I cittadini hanno le loro colpe, a cominciare da chi utilizza strade e piazze come sversatoio, infischiandosene di cestini e cassonetti e liberandosi di rifiuti ingombranti senza raccordarsi con Asia. Resta il fatto che il servizio resta insoddisfacente, e che gli aumenti sembrano irridere quei cittadini che pagano l’imposta più alta d’Italia anche perché vi è un’area di evasione ampia, contro la quale l’amministrazione non ha adottato adeguati provvedimenti repressivi e sanzionatori. Se pago di più pretendo di più. Lo hanno chiesto, a loro volta, anche gli operatori del turismo napoletani. I vertici di Palazzo San Giacomo gli hanno comunicato, dalla sera alla mattina, che la tassa di soggiorno sarebbe stata rincarata a partire dal primo aprile. In questo caso, per la verità, a sborsare non sono gli albergatori ma i turisti loro clienti. Ciò nulla toglie alla fondatezza delle obiezioni avanzate dagli imprenditori. I proventi della tassa di soggiorno non vengono utilizzati, se non in parte, per migliorare i servizi comunali sul fronte turistico. Dovrebbero contribuire al miglioramento del comparto e invece sono spesso stornati per tutt’altre esigenze. Le tasse sono un dovere, ma, se il meccanismo del do ut des Stato-cittadino è trasparente, assolverlo diventa più facile, perché non genera disaffezione e ostilità verso la parte pubblica. È quanto per decenni è accaduto nei Paesi scandinavi, che pure presentano una pressione fiscale elevata. Se lo Stato funziona, insomma, si è consapevoli che il fisco serve a migliorare la qualità delle nostre vite. Il guaio, a Napoli come più o meno in tutto il resto d’Italia, è che il contribuente non ha questa percezione.