Mercoledì 26 Settembre 2018 - 1:56

Non si governa il Paese usando solo i muscoli

Opinionista: 

Vito Santarsiero*

Ho sempre creduto che la naturale espansione dell’Unione europea fosse il bacino del Mediterraneo e che l’Italia ne fosse il ponte naturale per omogeneità storica, culturale e geografica. Guardare al Mediterraneo significa inoltre per il nostro Paese, e soprattutto per il Sud, guardare ad un mercato con il quale già oggi si intrattengono significativi rapporti commerciali e che sempre più rappresenta il nostro futuro in termini di relazioni per lo sviluppo Don Sturzo non a caso per il Mezzogiorno guardava ad una forma di “meridionalismo mediterraneo” tutto proiettato a recuperare una nostra centralità nel mare nostrum in sintonia con le caratteristiche e le potenzialità naturali del Mezzogiorno, in alternativa ad una strategia di crescita industriale del nord del Paese in naturale sintonia con l’Europa continentale, il tutto da tenere insieme con forti ed adeguate politiche nazionali in grado di garantire crescita e sviluppo omogeneo a tutta la nazione. Sappiamo invece come è andata, con una strategia di sviluppo, centrata sostanzialmente sugli interessi della grande industria del Nord, che ha messo in campo un intervento straordinario tanto ricco di risorse quanto lontano dai veri interessi e dalle vere potenzialità del Mezzogiorno. Il frutto è stato un Sud che è rimasto indietro, sempre più caduto nelle logiche dell’assistenza e sempre più privo di infrastrutture e strategie; un esempio per tutti sono le dotazioni di autostrade e alta velocità pari a meno della metà del resto del Paese, per non parlare dei servizi sociali. Certo vi è anche una grande responsabilità delle classi dirigenti del Sud, ma è indubbio che mai abbiamo avuto politiche vere per il Mezzogiorno, la stessa Cassa, pur con la testa al Sud, scontò la mancanza di una vera strategia per il Mezzogiorno. Perché oggi è utile ricordare tutto ciò? Perché nel momento in cui l’Italia dovrebbe guardare al Mediterraneo, prenderlo per mano, guidarne i processi di democratizzazione, governarne i suoi problemi, porsi come naturale interlocutore con la Ue per trovare sinergie e soluzioni, guardare in tal modo ad un ruolo di leadership e costruire strategie di sviluppo per il Sud e per tutto il Paese, sta facendo esattamente l’opposto; sta fuggendo dalle grandi questioni del Mediterraneo, sta rinunciando ad essere interlocutore, ad affrontare i problemi - strada maestra per essere credibili ed acquisire credito – e con il comportamento messo in campo si sta ponendo contro tutto e tutti, contro il Mediterraneo e contro l’Europa. Che strategia è questa? È quella che serve all’Italia, è quella che serve al Sud? Ci rendiamo conto che nel momento in cui faticosamente si sarebbero dovute mettere le basi per un futuro diverso guardando in faccia la dura realtà del Mediterraneo, si sta invece facendo altro, ancora danneggiando il Sud, ancora confondendo le sue vere problematiche, ancora privandolo di strategie. Ci rendiamo conto che se vi è una esigenza di sicurezza per il Paese e per le grandi città del nord non è da cercare nella presenza degli immigrati, ma in ben altri settori della nostra società, in quella relazione tra malavita e ed economia che aggredisce tutta la nostra Italia, dal Mose di Venezia a tanti altri casi, al Nord come al Sud, o nei profondi problemi sociali di cui l’aumento dei casi di femminicidio è un potente campanello d’allarme. Siamo alle solite a quelle logiche con cui si confondono cose ed interessi, logiche con cui sono stati deviati ed utilizzati 5 miliardi di euro di fondi destinati al Mezzogiorno per pagare le quote latte e ristorare le aziende agricole padane contro ogni logica, criterio ed equità. Paghiamo due volte, il futuro negato e paradossalmente il sostegno al nostro carnefice. E questo è sintomo di sindrome di Stoccolma e di “suddismo” mal posto. Quando arriverà il momento per discutere davvero di Sud partendo dal Sud? Credo sia la vera scommessa su cui confrontarsi nei prossimi mesi se vogliamo davvero costruire qualcosa di nuovo. Per governare non servono muscoli ma teste.

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