Domenica 16 Dicembre 2018 - 5:38

Occupati virtuali, disoccupati reali

Opinionista: 

Mimmo Della Corte

In verità, c’è poco di che gioire. Nei giorni scorsi, l’Istat ha annunciato che ad agosto l'occupazione in Italia ha conquistato un record storico e si è attestatata al 59%, e che il tasso d’occupazione, fermandosi al 9,7% è tornato al livello del 2012. Notizia della quale, qualche mese addietro, tutti: maggioranza ex opposizione, e opposizione ex maggioranza, avrebbero fatto a gara per attribuirsene i meriti, ma che, stavolta, tutti hanno finto di ignorare. Cerchiamo di capire il perchè. Piddini ed ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ne hanno taciuto, preferendo seppellirla sotto la cenere delle polemiche anti-Documento di Economia e Finanza. I soci del governo pentaleghista, con il vicepremier Luigi Di Maio hanno preso le distanze: «Non voglio usare questi numeri – ha sottolineato - per dire che le cose vanno bene o male». E in verità, anche l'ex premier Matteo Renzi, autore del “jobs act” avrebbe potuto gonfiare il petto e dire “è merito mio”. E, probabilmente, solo Dio sa, quanto avrebbe voluto farlo. Valutato però, come effettivamente stanno le cose, ha capito che un “bel tacer non fu mai scritto” ed ha girato la bocca dall'altra parte. Fatto è che quei due “numeretti” di cui sopra sembrano positivi, solo perchè estrapolati dal contesto di tutti gli altri, se, però, inseriti in quell'ambito, mettono in luce la loro vera faccia che è, purtroppo, tutt'altro che positiva. Se è vero, infatti, che l'occupazione ad agosto è cresciuta dello (0,3 %, 69mila unità) lo si deve soprattutto all'esplosione (+12, 6%, 351mila unità) dei contratti a tempo determinati. Di più l'incremento è anche “figlio” della crescita (+3,9 %) fra i giovani tra 25 e 34 anni degli “inattivi” ovvero di quelli che “scoraggiati” per le troppe porte ricevute in faccia, il lavoro non lo cercano neanche più e che - per rispetto della normativa europea - pur privi di lavoro, sono stati cancellati dalle liste dei disoccupati. Mentre, di contro, viene considerato – sempre su indicazione comunitaria - occupato anche chi, nella settimana di rilevazione, ha svolto almeno un'ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura, oppure chi – nei sette giorni di rilevazione - ha svolto almeno un'ora di lavoro, anche non retribuito, nella ditta di un familiare con il quale collabora, abitualmente. Ciò che, però, deve preoccupare di più è che in questo paese, da tempo immemorabile mancano politiche per il lavoro. E, non può essere certo, il Reddito di cittadinanza - di cui, per altro, Di Maio pretende di essere lui a decidere l'uso - pensato come strumento contro la povertà, ad invertire la marcia. Anzi, potrebbe addirittura funzionare meglio dove serve meno ovvero al di là del Garigliano e proprio per niente, nel Sud, dove ancora manca qualsivoglia offerta di lavoro. Tant'è che, mentre il Centro-Nord s'avvia a recuperare il Pil pre-crisi (-4,1% il gap 2017 e il 2008); il Sud è ancora sotto del 10% rispetto al 2008. Differenze dovute, principalmente, ai suoi notevoli ritardi infrastrutturali. Visto che, può contare, su 45 chilometri di ferrovie ogni 1000 di superficie, contro 65 al Nord e 59 al Centro e Le linee ad alta velocità solo su 122 collegamenti giornalieri, meno della metà del Nord e la sua rete autostradale è ferma al 1990. Da qui, la debolezza del suo tessuto industriale che, insieme Iob act e decreto dignità, ha ridotto questo Paese, nell'inferno degli occupati virtuali, ma disoccupati reali.

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