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Le primarie del Partito democratico, da quando le introdusse Romano Prodi, sono da sempre in questo Paese – piaccia o meno e comunque la si pensi – uno degli esempi (e momenti) più alti di democrazia e partecipazione civile e democratica nella vita politica dei partiti. Per questo meritano rispetto, prima di tutto da parte degli esponenti del Partito democratico, che hanno chiamato a raccolta migliaia di volontari e decine di migliaia di sostenitori. A loro va il mio rispetto e gratitudine, ed è per questo che non ho scritto queste cose prima. Perché per amore di quel popolo non avrei voluto in alcun modo danneggiare le primarie. Ma le primarie non possono essere ancora un momento di conta tra correnti interne, di trionfo della burocrazia, di accoppiamenti elettoralistici e di corsa a garantirsi numeri per consolidare posizioni di potere acquisite, spesso utili solo ad avere qualche prebenda e qualche consulenza per sbarcare il lunario da parte di chi – governatore della Campania in testa, sino a piccoli burocrati senza competenza – senza politica non saprebbe come sbarcare il lunario. Già questa realtà concreta di cosa siano diventate le occasioni delle primarie basterebbe a giustificare il perché io ieri non sono andato a votare. Vi è poi una ragione politica profonda per questa mia scelta. Ritengo che il Pd debba essere per vocazione il terreno politico dei progressisti e motore aggregante e non escludente del rinnovamento della società e della politica italiana. Percorso irrinunciabile e non delegatile ai populismi che ci governano: siano di destra come la Lega, siano qualunquisti come il M5S. E debba essere ancor più oggi il partito che aggrega i saperi e le competenze, e non certo i "senza lavoro alternativo" (se no appunto non si comprende quale sia la differenza con le carriere dei vari Di Maio Di Battista e Salvini). A tutto questo il PD ha manifestamente rinunciato. La sua vecchia classe dirigente ha tirato i remi in barca a difesa di vecchie posizioni di potere e non c'è nulla, ma proprio nulla, nelle proposte offerte a iscritti militanti e simpatizzanti che vada in una direzione diversa, o come diceva De André ostinata e contraria, rispetto al resto della politica nazionale. Per carità, Giachetti, Zingaretti, Martina, tutte persone per bene e volti puliti. Ma dovrebbe questa essere condizione minima essenziale iniziale, non certo requisito massimo e certamente non sufficiente per aspirare alla segreteria. Ad un popolo, quello italiano nella sua interezza, che chiede volti ed energie ed esperienze e competenze nuove, il Pd oggi offre persone che sono in politica verticistica da decenni, nonostante l'età. Ed i curricula sono noti e facilmente consultabili. A chi afferma che "la storia politica è pur sempre una competenza" io rispondo che non solo non basta, ma anche che non è quello che il popolo italiano chiede. Essere in posizioni verticistiche, come parlamentari di maggioranza, ministri, governatori di Province e Regioni, deve anche implicare la responsabilità delle scelte in quegli anni fatte. E quindi se siamo dove siamo e nelle condizioni in cui siamo, soprattutto sociali e culturali, nessuno può dirsi estraneo. Proprio per quel passato. E quindi no, non sono andato a votare alle primarie. Non l'- ho fatto per amore di quel popolo delle primarie che merita rispetto. Che altri non gli hanno dato.