Sabato 15 Dicembre 2018 - 2:09

Più cultura più sviluppo ma la politica non lo sa

Opinionista: 

Ermanno Corsi

È sempre attuale, purtroppo, la domanda: ma la cultura ha più amici o nemici? I primi sono certamente sparsi in tutti gli ambienti e strati sociali; i secondi sono prevalentemente concentrati nella casta dei politici. Nel 2010 fece molta sensazione il diverbio tra due ministri colleghi nello stesso Governo presieduto da Silvio Berlusconi. Nel silenzio di Palazzo Chigi si sente la voce di Sandro Bondi che reclama più finanziamenti per i Beni culturali da lui presieduti e subito la contro voce di Giulio Tremonti, responsabile dell’Economia, che risponde no “perché con la cultura non si mangia e non si vive”. Con tono ancora più beffardo aggiunge: “E ora vado alla buvette a farmi un panino alla cultura e comincio dalla Divina Commedia”. Apriti cielo! Inondato da insulti, Giulio Tremonti (di cui Enzo Biagi diceva “che cognome ambizioso…”) dovette più volte smentire di aver mai detto quelle cose, salvo a riprendersi una bella rivincita, quattro anni dopo, quando Barack Obama disse ai giovani del Wisconsin: “Studiate Economia non Storia dell’Arte”. Anche il Capo della Casa Bianca tentò di smentire ma, ormai, “voci dal sen fuggite” più “richiamar non si potevano”. *** LA PAROLA AI DATI. “Se pensate che la cultura sia costosa, pensate a quanto costa l’ignoranza”. Per fortuna in tanti ragionano così. In un Paese che contiene, da solo, il sessanta per cento dei beni culturali di tutto il mondo, alla luce di quanto in essi viene investito per una loro possibile e migliore valorizzazione, quello che la cultura e la creatività rendono è da vero e proprio miracolo. La Fondazione Symbola e Unioncamere ci fanno notare che a questo “sistema” si deve il 6 per cento della ricchezza nazionale: ben 90 miliardi di euro che, grazie agli effetti moltiplicatori, portano il reddito complessivo a 250: una filiera che farebbe pensare alla gallina dalle uova d’oro e che occupa, stabilmente, non meno di un milione e mezzo di persone. Resta tuttavia il divario in questa “geografia della cultura”: il Centro Italia produce il 7,4 del valore aggiunto; il Nord Ovest il 6,8; il Nord Est il 5,5; il Mezzogiorno il 4,1. Fra le città Roma è al primo posto con il 10 per cento del totale economico. Non fa sorpresa rilevare che Napoli e la Campania forniscano cifre non entusiasmanti perché qui impattiamo in istituzioni politiche e pubbliche non ancora convinte che investire nella cultura-creatività ha lo stesso valore degli investimenti fatti negli altri settori socialmente indispensabili. *** CIRCOLO ARTISTICO. Nelle situazioni di “latitanza” dello Stato, occorre far leva sui privati. Un esempio di quanto siano esemplarmente “supplenti”, è dato dai fondatori del Circolo Artistico che, a partire dal 1888, hanno fatto dello storico Palazzo Zapata, del cuore più attrattivo e identitario della città,una sede di attiva aggregazione sociale e un laboratorio di creatività multidirezionale. Oggi lo confermano due imponenti volumi: un catalogo scientifico del patrimonio contenuto nelle sale: 600 dipinti, 4mila volumi, 80 sculture, una foto teca con oltre 5mila “pezzi”. È un particolare e suggestivo docufilm che dimostra come Napoli abbia saputo “risvegliarsi”, centotrenta anni fa, dopo la catastrofe del colera (30mila casi di infezione, più di 15mila morti). Era sindaco Nicola Amore e non si perse tempo nel risollevare la città dalla depressione in cui era precipitata. Oggi il Museo diventa smart e grande Casa per le arti creative e per le professioni. Il Museo accoglie e conserva, la Casa si apre alle idee di innovazione e di progresso sociale. *** L’ARTISTICO, LO STATO, LA CHIESA. Due messaggi importanti: del Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano e del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe. Napolitano scrive a Fulvio Tessitore (presidente onorario) sottolineando, del Circolo, il ruolo singolare e significativo nella storia della vita sociale e culturale napoletana del Novecento. Poi alcuni ricordi. “Nella mia memoria giovanile - dice il messaggio - il Circolo si identifica con alcune figure rappresentative della Napoli di allora come Mario Venditti legato a mio padre da personale amicizia, e Mattia Limoncelli tra professione forense e vocazione letteraria”. Ma conta anche il luogo che “mantenne una propria indipendenza negli anni del Novecento anche se successivamente si sono affermate forme più moderne di aggregazione associativa e culturale come la Fondazione Napoli Novantanove o l’Istituto di studi filosofici. Per questo - conclude Napolitano - ha un senso e merita sostegno l’idea di un rilancio di questa antica nostra istituzione”. A sua volta il cardinale scrive ad Adriano Gaito (presidente della Fondazione) rilevando che l’evento “crea un ponte tra il prestigioso Circolo e la nostra amata Città alla quale vengono aperte le porte del ricco e prezioso patrimonio artistico”. Sono i beni di un “antico e nobile Circolo”, prosegue il Cardinale, che “resta una istituzione privata”, e che “vengono resi in qualche modo patrimonio pubblico, diventando fruibili e concorrendo a costruire il bene comune”. La scelta fatta, conclude il messaggio, rende onore a una storia che, per tanti aspetti, “si intreccia con la storia della Città” e che “rende Napoli sempre più interessante sul piano culturale e artistico”. *** DA UN PO’ DI IERI A UN PO’ DI OGGI. “Non sembri/impertinente/ un interrogativo/inquietante:/ dall’Impero Romano alle Lotte risorgimentali/alla conquista della Repubblica/al duello Salvini-Di Maio/per chi è premier:/ fine della Storia?/”.

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