Martedì 13 Novembre 2018 - 7:00

Piazza Plebiscito, priorità alla mobilità

Opinionista: 

Antonio Coppola

La diatriba che si è accesa intorno alla realizzazione delle griglie della camera di ventilazione per la linea metropolitana a piazza Plebiscito ci sembra un falso problema. Questa città ha un urgente e prioritario bisogno: uscire al più presto da una crisi dei trasporti che sta pesantemente condizionando l'economia, il lavoro, lo sviluppo e le relazioni sociali. L'unica concreta, possibile ed efficace soluzione di questa paralisi è il completamento delle linee su ferro, secondo la "cura" indicata a suo tempo da Ennio Cascetta. I ritardi sin qui accumulati nel cronoprogramma dei lavori sono notevoli: vuoi il reperimento di preziose testimonianze del passato, vuoi i disastri avvenuti in corso d'opera (crollo Riviera di Chiaia), vuoi l'atavica incapacità di far rispettare tempi e qualità degli interventi, sta di fatto che oggi l'ultimazione della Linea 6 e l'agognato collegamento con piazza Municipio sono purtroppo lontani. Per non parlare, poi, del completamento dell'anello circolare della Linea 1 ancora più in là da venire. E adesso ci mancava anche lo stop per le grate di piazza Plebiscito ad allungare la catena dei ritardi. In una città perennemente distratta, in materia di tutela dei beni monumentali ed architettonici, sorprende che si insorga per una grata sul selciato che, una volta rimosso il cantiere, si vedrà solo da vicino, essendo di appena 4 x 4 metri. Francamente, il progetto in questione non ci sembra caratterizzato da contenuti di forte impatto ambientale, né architettonico. Tant'è, che analoghi interventi sono già stati realizzati in altre importanti e storiche piazze italiane e straniere, senza suscitare scandalo. Strano, invece, che non ci si senta offesi per le ignobili condizioni in cui versa il porticato antistante la Basilica di San Francesco di Paola, per lo stato di abbandono della piazza nelle ore serali e notturne o per l'assenza di un impianto di illuminazione capace di assicurarle decoro anche quando cala il buio. D'altronde, non possiamo dimenticare che, nell'indifferenza generale, questa piazza è stata a lungo trasformata in area di parcheggio e stazionamento di bus. Inoltre, negli anni passati, sono stati accolti, senza disdegno, interventi invasivi, quantunque con finalità artistiche, come, per esempio, le installazioni dei teschi della Horn che imposero la rimozione del basalto in più punti della piazza. Le città non sono fossili, ma corpi vivi che mutano negli anni in relazione alle esigenze di chi vi abita. Ciò non significa essere insensibili alla tutela dei beni monumentali ed architettonici, ma contrari alla "pietrificazione" del passato fine a se stesso. Il parametro di riferimento, quando bisogna realizzare un intervento permanente, è la sua valutazione in termine di costi/benefici, scevra da condizionamenti ideologici. E in questa circostanza, in verità, non ci sentiamo di addebitare colpe all'Amministrazione comunale che ci sembra abbia fatto una scelta onesta e condivisibile. Non è credibile, invece, la richiesta di coerenza a macchia di leopardo: la grata a piazza plebiscito no, ma l'asfalto, in sostituzione dei sampietrini, in via Conte di Ruvo, davanti all'Accademia delle Belle Arti ed al Teatro Bellini, sì. Perché? Di esempi analoghi Napoli è piena: il guaio è che passano gli anni ma si continua a guardare (e ad indignarsi) alla pagliuzza nell'occhio, ma non alla trave.

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