Domenica 19 Novembre 2017 - 11:01

A primavera la sfida sarà a due o a tre?

Opinionista: 

Ottorino Gurgo

Questa volta (ed è la vera sorpresa) i sondaggi hanno centrato l'obiettivo. La vittoria del centrodestra, dopo un testa a testa con il Movimento Cinquestelle, era ampiamente prevista, così come la caduta del Partito democratico. Ma sui risultati delle elezioni regionali svoltesi domenica scorsa in Sicilia mette conto, comunque, tornare poiché dal loro andamento scaturiscono - con buona pace di Matteo Renzi secondo il quale il voto siciliano va considerato come un evento a se stante - indicazioni utili in vista delle "politiche" della prossima primavera. La prima, e forse più importante, di queste indicazioni è che la partita con i "pentastellati" si giocherà sul filo del rasoio, vale a dire su un margine di voti estremamente ristretto. Il duplice e convergente segnale del successo del centro-destra e dell'insuccesso del Pd sta, dunque, a indicare l'assoluta necessità, per una coalizione che voglia puntare alla vittoria, di presentarsi unita al giudizio degli elettori. Rischiamo di dire cosa ovvia, ma è fuor di dubbio che il centro-destra abbia vinto perché è riuscito a dare di sé un'immagine unitaria mentre da questo punto di vista il centro- sinistra ha offerto un ben miserevole spettacolo, uscendo con le ossa rotte dal confronto con le altre forze politiche, grazie a Massimo D'Alema e a Pier Luigi Bersani e alla loro scissione rancorosa, un ben miserevole spettacolo. È lecito chiedersi se la crisi del Pd sia irreversibile o se questo partito abbia la possibilità di riprendersi. E se la grande sfida di primavera vedrà ancora per protagonista il Pd o sarà soltanto una sfida tra il centro-destra e i Cinquestelle. In politica nulla è irreversibile (chi avrebbe potuto prevedere la rinascita di Berlusconi?), ma certamente i democratici devono rigenerarsi, darsi una nuova strategia e un nuovo progetto. Non sappiamo se Matteo Renzi continuerà ad essere il leader del Pd. La vecchia pratica secondo cui i topi abbandonano la nave che affonda è, tra i democratici, più attuale che mai. Ma se dovesse restare in sella e volesse dimostrare di essere ancora un leader, Renzi dovrebbe avere il coraggio di innovare davvero, cominciando con il cedere a altri (Gentiloni ? Minniti ?) la candidatura alla guida del prossimo governo. Vorremmo aggiungere - visto il buon risultato non solo di Berlusconi, ma anche dei Cinquestelle, affermatisi come il primo partito dell'isola - un'altra notazione. Quando entrò in conflitto con Berlusconi, non condividendo la sua decisione di entrare in politica, Indro Montanelli affermò che l'unico antidoto per costringerlo a fare marcia indietro era quello di lasciarlo governare perché gli italiani avrebbero così avuto modo di rendersi conto della sua inidoneità a esercitare funzioni di governo. Ci dispiace, ma questa volta il Maestro aveva torto. Non soltanto Berlusconi, a distanza di oltre vent'anni, è più che mai sulla cresta dell'onda, ma il movimento grillino, nonostante le fallimentari prove fornite laddove è stato chiamato a governare (da Roma a Torino) continua a mietere successi. L'altro dato che inequivocabilmente emerge da questo turno elettorale, è la continua e progressiva diminuzione del numero dei votanti: in Sicilia è andato alle urne meno del cinquanta per cento degli aventi diritto, a Ostia soltanto un terzo. La disaffezione sta ormai diventando un fenomeno di massa. E ci vengono alla mente i risultati di un interessante studio di Ilvo Diamanti dal quale emerge che stiamo vivendo in un'epoca di "passioni tiepide": soltanto il quattordici per cento dei giovani mostra un (minimo) interesse per la politica è il sette per cento per la religione. L'interesse è unicamente concentrato sulle nuove tecnologie. Internet in testa. Nel leggere questi dati ci è tornato alla memoria il titolo di un vecchio film degli anni Settanta , "Fermate il mondo, voglio scendere" . E non abbiamo potuto fare a nano di chiederci se la vera sconfitta del disinteresse che suscita non sia proprio la politica che ha smarrito la sua strada e esaurito la propria capacità di attrazione.  

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