Domenica 22 Aprile 2018 - 6:41

Pubblica amministrazione: “quadri” da ringiovanire

Opinionista: 

Giovanni Lepre*

Come può essere competitiva una Pubblica amministrazione che ha percentuali elevatissime di anziani e ridottissime di giovani nei propri organigramma? In Campania siamo messi in questo modo e, proprio per tale per tale motivo, il proposito del governatore Vicenzo De Luca di assumere 50mila giovani nei pubblici uffici sparsi nel territorio regionale, non può essere liquidato con un’alzata di spalle. La fame di lavoro c’è, lo dimostrano i tassi di disoccupazione giovanile, ma c’è anche una obiettiva, sacrosanta esigenza di rinnovamento dei quadri. Certo, bisogna verificare se vi sono le condizioni normative e finanziarie per procedere. In tal senso, ne sapremo di più tra qualche mese, quando De Luca presenterà nei dettagli il suo piano. E bene fa chi, come Oscar Giannino, evidenzia fin da subito le criticità che potrebbero sottendere all’operazione. Resta tuttavia un dato di fatto. Siamo nel pieno della rivoluzione digitale, un fenomeno che implica necessariamente il protagonismo dei millennials e della cosiddetta generazione zeta, ossia sia dei nati sul finire del secolo scorso che dei ragazzi post duemila. Un protagonismo che dai più anziani può essere temprato, ricondotto a equilibrio e saggezza, ma di certo non contrastato. Insomma: o diamo spazio ai giovani, o siamo condannati a un declino segnato da tensioni sociali sempre maggiori. Le startup, le piccole e medie imprese private, l’artigianato, il turismo, possono insieme trainare lo sviluppo, in Campania come altrove. Ma in quest’epoca, se manca l’infrastruttura tecnologica e se sono carenti competenze e abilità per gestirla, o per sfruttarla elaborando prodotti o servizi, non si va da nessuna parte. E chiunque competa ha bisogno di un settore pubblico efficiente, in grado di interagire con le esigenze delle aziende e della collettività. In questo senso, è giusto valutare la fattibilità del piano regionale delle cinquantamila assunzioni sotto tutti i profili utili, dalla compatibilità con i principi europei all’impatto sul bilancio pubblico. Meno convincente è la preoccupazione, che spesso appare in queste circostanze in alcuni politologi ed esponenti dell’intellighenzia, di alimentare nuove sacche di clientela, riproponendo antichi carrozzoni. Se le amministrazioni servono, bisogna che siano presidiate. Sarà importante farlo assicurando finalmente controlli di qualità, che impediscano inerzia e improduttività. È una sfida da vincere. Autocondannarsi in partenza, evitando perfino di giocare la partita, è la cosa peggiore che si possa fare.

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