Lunedì 21 Maggio 2018 - 12:57

Quanti rischi corrono la libertà e la democrazia

Opinionista: 

Franco Iacono

In principio fu “America first”. Con l’originalità che lo distingue subito Matteo Salvini si precipitò a dire “Italia first”. Intanto aveva già esibito una foto con Putin, mentre ne era già scappata qualche altra, meno nobile, come quella con il mancato assassino di Macerata, che sta diventando una sorta di “eroe” nazionale, simbolo dei “valori” che lo stesso Salvini sta propagandando con la sua consueta veemenza. Accompagnato da Giorgia Meloni e dal fu Cavaliere, trascinato per la giacca, ma non meno convinto che la strada giusta “per prendere voti” sia quella. Tanto da spingersi a parlare di 600mila emigranti irregolari – “un bomba sociale “ – da rispedire subito nei loro paesi di origine. Se quello schieramento dovesse vincere dovremmo apprestarci ad assistere ad un gigantesco “esodo”. Certo, la uccisione atroce e feroce di Pamela a Macerata ad opera, pare, di un “branco” di nigeriani, suscita sdegno e dolore per i familiari e per tutta la nostra comunità. Che poi debba suscitare anche una sorta di legittimazione della vendetta ad opera di un singolo invasato ed imbevuto di convinzioni distorte, che purtroppo vanno pericolosamente diffondendosi, mi sembra abnorme in una democrazia che si ritiene matura. Le cronache ci dicono delle volgarità feroci che si consumano sui social come quelle contro la presidente della Camera. Stesse cose, per caso, ho ascoltato dalla radio del Sole 24 ore, dopo il giornale radio di mezzanotte, espressione, anche da donne, di una violenza inaudita. Tutto questo costituisce il “brodo di coltura” nel quale crescono i giustizieri osannati. Viviamo in contesti “italiani” dove la ferocia e la efferatezza sono all’ordine del giorno e riempiono le cronache specializzate e le scrivanie dei magistrati. Solo pochi mesi fa un giovane napoletano fu ucciso e smembrato; un ragazzo di San Giovanni a Teduccio fu costretto a scavarsi la fossa dove fu seppellito appena ucciso dai suoi stessi amici; giovani innocenti uccisi per caso durante le famose “stese”; in Sicilia Santino di Matteo fu sciolto nell’acido ed il suo carnefice, autore di oltre 100 omicidi, compreso quello di Falcone, è libero perché… pentito. Senza contare gli oltre 200 femminicidi all’anno, conditi da “sfregi con l’acido”, da violenze quotidiane, anche su bambini ed anche addirittura in famiglie. Tutto questo è entrato nella quotidianità italiana: nessuno reagisce, nessuno si indigna, salvo qualche fiaccolata di solidarietà e poi, in pochi giorni, tutto finisce nel dimenticatoio. Pare che “solo” gli italiani siano “legittimati” a compiere i delitti più crudeli ed efferati. Non vorrei che si instaurasse un principio secondo il quale solo quando sono gli stranieri a fare incidenti stradali, delitti crudeli, rapine, scatta l’indignazione e si scatena la campagna della vendetta e dell’odio. E quando quei delitti li compiono gli italiani?! Ricordino gli italiani del Mezzogiorno che al Nord, ancora adesso, c’è una sorta di sotto – distinzione dei delitti, tanto più condannabili se commessi da cittadini meridionali – terroni. Non è la prima volta che si è scatenata una caccia al terrone. Ma che Paese è questo?! Che questi “protagonisti” come Matteo Salvini siano cresciuti, come prima il ben più mite e folcloristico-intelligente Umberto Bossi, nella civilissima Padania, nella ultramoderna Milano, nella affascinante Verona o nella quieta Vicenza, fino alla universale Venezia, la dice lunga su una filosofia antica, che ho “elaborato” anche per l’isola d’Ischia, secondo la quale non sempre il progresso, e quindi il benessere, economico cammina di pari passo con quello civile e culturale. A meno che, come temo, non la “favola” abusata della … Società Civile, bensì la realtà più consistente degli intellettuali, degli operatori della Scuola e del Sapere, abbia rinunciato ad incidere sulle coscienze, al compito di plasmarle ai valori della civiltà, preferendo, invece, chiudersi in se stessa, crogiolandosi in una sorta di autoreferenzialità tanto più sterile. Una sorta di narcisismo, associato e collettivo, che rischia di esaurirsi con la estinzione dei suoi protagonisti, a quel punto sempre meno numerosi e meno influenti. La preoccupazione viene, però, maggiormente dalla Scuola, che, temo, distribuisca più “istruzione” che Cultura. So bene quanto sia difficile essere contagiosi. Nel mio piccolo, visti i risultati sul piano umano e politico, penso di aver pestato acqua nel mortaio per cinquanta anni. Né mi consolo se penso che, a ben altro livello, rischia la delusione Papa Francesco, che non riesce ad essere contagioso ed incidente nella sua stessa Santa Madre Chiesa. E non solo perché il cardinale Tracisio Bertone continua, come altri Principi della Chiesa, a vivere nel “suo” appartamento di oltre 700mq e Lui, il Papa, è felice, invece, in una cella di Santa Marta. Sotto lo stesso cielo del Vaticano. C’è molto da fare per tentare di recuperare le giovani generazioni, soprattutto, a testimonianze e comportamenti, che abbiano a che fare con valori civili, per essere protagonisti di un tempo nuovo di Speranza. Non può accadere, anche qui, nella terra di Benedetto Croce, che persone, donne ed uomini, si ritirino nel loro “particulare”, magari felici del loro Sapere e della loro diversità… solitaria. I delitti sono delitti, da condannare sempre. I Valori, sono Valori da testimoniare sempre. La Politica, la Democrazia, mai come questo tempo, assurgono ad una dimensione fondamentale. Da non disperdere né nel disinteresse né nell’agnosticismo. Men che meno nella rassegnazione. E non si tratta di “turarsi il naso”, come pure fece Indro Montanelli, bensì di assumere, anche con il voto, posizioni responsabili. In questo senso, lo ribadisco, la posizione espressa da Romano Prodi appare consapevole della gravità del momento e del rischio che corrono libertà e democrazia.

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