Mercoledì 14 Novembre 2018 - 10:53

Quel barcone Italia nel lago della Lega

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Ho una bambola tra le mani, dal delicato color nocciola e capelli "afro", con la quale mia figlia gioca a "medico e malato". Osservandola, diventa sempre più pruriginosa la voglia di architettare, così per senso di partecipazione,
una notizia, con annessa foto manipolata, di una piccola bimba africana trascinata a rimorchio in un lago verde melmoso, nella scia di un barcone sgangherato dal nome Italia. Una "fake news", per usare un neologismo tanto amato dagli pseudointellettuali del web nella "cultura mediatica" attuale, una notizia falsa, direi piuttosto per ricordare che esiste ancora una lingua italiana! Siamo giunti alla fine della corsa? No, non c'è fine al baratro della finzione, delle falsità, del marciume corrosivo in questa Italia, come d'altra parte non c'è fondo alla dabbenaggine, al gusto dell'orrido e alla perdita di dignità, alla stupida emulazione sui comportamenti mediatici e social violenti che vengono abusati in primis dai nostri ir-"responsabili" politici. È storia vecchia, aforisma che sa di antico: ogni popolo merita la classe dirigente e politica che ha, perchè diventa espressione della decadenza morale e civile della società che amministra. Certo, non può essere altrimenti, ma cosa si può fare, intanto, per tentare di resistere a questa onda barbara che può travolgere tutti, e sarà particolarmente vendicativa su coloro che restano in silenzio o voltano lo sguardo altrove? Il ritorno "timido" dei Canadairs sul Vesuvio e sui Lattari certifica un'altra estate afosa, umida e assassina del "nulla è cambiato", e ci preannuncia, con il concorso della Lega egemone, altri corpi fluttuanti alla deriva, mentre prendiamo la tintarella e ci ingozziamo di selfies idioti, in una esaltazione edonistica che se ne frega delle parole di Papa Francesco: ogni povertà materiale o spirituale, ogni discriminazione...è sempre conseguenza del rifiuto di Dio e del suo amore. Ma siamo ancora un popolo di santi... Potremmo dire che la Storia ancora una volta andrebbe letta con attenzione e rispetto bibliografico. L'Europa del Medioevo, della restaurazione luterana, delle Crociate, il seicento barocco e su via, fino a non dimenticare l'Italia dei Comuni, né la cronistoria dei popoli slavi, ha parlato sempre una identica lingua xenofoba ed antisemitica. I mali del tempo, perfino la peste e il colera erano colpa dei "diversi" o, come in Francia o in Spagna, si sanavano con la persecuzione degli Ugonotti o dei Templari. Nulla cambia quando chi malgoverna ha necessità impellente di camuffare la propria inettitudine e la crisi economica derivante da accaparramenti o un'amministrazione corrotta. Salvini si è subito adeguato, cogliendo l'attimo e mantenendo alta l'attenzione ed il rancore populista con un argomento monocorde efficace, ma completamente avulso dai reali problemi che ci angustiano. L'impianto centrale di questo "falso governo" divenuto triste realtà consiste nel facile, ma per altri versi scontato, successo che sta raccogliendo per la Penisola, cavalcando - e non la smetterà - la tigre antimigranti sciovinista, il rinascente xenofobismo che pervade l'indole italica, con varie sfumature certo, dalle Alpi alla Calabria. Anzi sta contagiando sempre più il meridione, in una sorta di capovolgimento della clessidra nazionalista e settaria, con la Lega che sbandiera plaudente la "presa di coscienza" di quel centinaio di imbecilli campani e meridionali presenti con i loro labari al raduno di Pontida: il lerciume veteroleghista si mescola al "fetore colerico del terrone"! Allora continuiamo ad alimentare la violenza No Vax- Si Vax, copriamo d'insulti il nostro prossimo, portiamo pure la Lega al Sud (meglio sarebbe se emigrate al Nord, magari su un barcone stinto d'azzurro che sbarchi sul lido di Iesolo) e prendiamo un porto d'armi per spararci tra noi in nome della libertà d'uccidere, continuiamo a tollerare la manipolazione delle nostre menti e delle nostre anime. Un mattino ci sveglieremo... sul fondo di un barcone sgangherato, alla deriva, preso a fucilate da discendenti "austroungarici" nel bel mezzo di un putrido lago leghista, che una volta si chiamava Mare Nostrum. Mia figlia si è ripresa la bambola.

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