Martedì 13 Novembre 2018 - 4:29

Quell’eterna sfida ora diventa più aspra

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

La corsa ad ostacoli ha prodotto il suo vincitore e adesso il Pd non ha più alibi. Ha messo finalmente in campo le sue primarie, ha tirato fuori un risultato chiaro e inappellabile e lo stesso Renzi, a bocce ferme, ha cinguettato su twitter iniziando a richiamare tutti all’unità. Parte da qui la perestroika, la ricostruzione del Pd in Campania. Svilito da mesi di polemiche e da quattro consecutivi rinvii, si è dovuto attendere marzo per conoscere l’esito finale di un sequel che la segreteria romana pare aver ripetutamente osteggiato, invitando più volte lo stesso De Luca a gettare la spugna. Non sono bastati i ripetuti richiami alla legge Severino (che resta, comunque, un nodo scorsoio della campagna elettorale), non sono bastati i rischi di ineleggibilità, non sono bastati i tentativi di recuperare un candidato alternativo ai due veri sfidanti. Vincenzo De Luca è andato avanti, a muso duro, ed ha raccolto un risultato imprevedibile solo per chi non conosce la politica. L’ ex sindaco di Salerno, infatti, è in campagna elettorale da più di un anno. Ha battuto la Campania in lungo e in largo, ha parlato, in questi lunghi mesi, con amministratori, associazioni locali, cittadini, portando dovunque la favola del buon governo, quello che lo ha reso protagonista della crescita di Salerno. Senza l’incompatibilità della Corte d’ Appello per il duplice ruolo di Sindaco e Sottosegretario del governo Letta, il suo risultato sarebbe stato sicuramente ancor più significativo. Vince, quindi, De Luca, ma chi perde? Perde sicuramente Roberto Saviano, che entra a gamba tesa, invitando tutti a disertare le urne, in una contesa svoltasi, sostanzialmente, senza particolari imbarazzi. Perde chi pensa che la politica si possa reinventare ogni giorno (sia De Luca che Cozzolino sono uomini che vengono da lontano, dal vecchio Pci) a conferma che il semplice richiamo al nuovo è una autentica banalità se rapportato all’esperienza, al radicamento, ad un’ immagine che si costruisce fatalmente solo negli anni. Perde chiunque pensi che le primarie possono assumere una credibilità diversa in ragione di chi le vince, una teoria dello sconfitto che ha molti adepti in chiave nazionale. Certo, appare chiaro che l’istituto delle primarie vada abbondantemente rivisto, che si debba garantire ancor meglio la loro regolarità e la fedele espressione di un popolo che si riconosca chiaramente in una forza politica o in una coalizione. Così come, oggettivamente, anche la tagliola della legge Severino merita di essere abbondantemente rivisitata. Ma, attenzione, non si può toccare ora, a due mesi dalle elezioni, sviluppando inevitabilmente una legge ad “personam” che nuocerebbe, innanzitutto, al candidato che ne benficiasse. Dopo cinque anni, comunque, si ripropone una sfida antica. Caldoro contro De Luca. Ma stavolta, fatalmente, si annuncia una campagna più velenosa ed aspra rispetto al passato. I media nazionali guardano, infatti, alla Campania come l’ ultima frontiera di Forza Italia. Un confronto che supera, quindi, i confini locali. Una sfida problematica, ancora tutta da decifrare. E l’esito, al momento appare un rebus di difficile interpretazione.  

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